L’auto europea unita contro l’UE: Stellantis e Volkswagen lanciano l’ultimatum

Stellantis, Volkswagen e Mercedes scrivono a Bruxelles: incentivi agganciati alla produzione reale di tecnologie pulite. L’UE cambia marcia?
commissione ue, bruxelles

Stellantis e Volkswagen hanno scritto a Bruxelles, e con loro ci sono Mercedes, investitori, ambientalisti, società civile. La lettera aperta ha un titolo che non lascia spazio all’interpretazione: “Aprire gli aiuti di Stato alla produzione di tecnologie pulite per raggiungere i target di elettrificazione”. Quando i costruttori più grandi d’Europa si siedono allo stesso tavolo con le associazioni ambientaliste, qualcosa di strutturale si è rotto, o sta per rompersi. Sembra proprio un momento cruciale, lo è da tempo ormai.

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La crisi dell’auto europea non è uno slogan, è una filiera che perde pezzi, investimenti che guardano altrove, occupazione che traballa. Bruxelles, nel frattempo, elabora documenti.

commissione ue, bruxelles
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A marzo la Commissione ha proposto l’Industrial Accelerator Act, con requisiti “Made in EU” per l’accesso al sostegno pubblico sulle tecnologie verdi. Il 15 luglio è previsto il lancio dell’Electrification Action Plan, risposta alla crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Però, al momento, è carta su carta, nel migliore stile comunitario.

I firmatari vogliono qualcosa di più concreto dall’UE. Nel mirino c’è l’articolo 6.2 del Clean Industrial Deal State Aid Framework, quello dedicato alla capacità produttiva delle tecnologie pulite. La richiesta va verso incentivi agganciati alla produzione reale, non a investimenti iniziali o misure generiche che premiano chi firma un contratto invece di chi costruisce davvero. I parametri proposti sono misurabili, come kilowattora di celle per batterie, chilogrammi di idrogeno rinnovabile, watt di moduli solari, chilometri di cavi ad alta tensione.

fabbrica volkswagen

C’è anche un problema di equità interna. I Paesi con più spazio fiscale tendono a sostenere le proprie industrie in modo più aggressivo, distorcendo la concorrenza dentro l’UE. La coalizione chiede un tetto comune, regole condivise, accesso riservato a chi ha una presenza operativa reale in Europa. Oltre che procedure rapide, prevedibili, con criteri trasparenti, non il labirinto burocratico attuale.

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Cina e Stati Uniti pompano risorse nelle rispettive filiere senza eccessive esitazioni. L’UE riflette, consulta, rimanda. “Non è più così. È il momento di cambiare marcia”, scrivono i firmatari.