Alfa Romeo GTV, ritorno da sogno della coupé: una boccata d’aria fresca

Un designer indipendente immagina la nuova Alfa Romeo GTV: coupé filante, frontale da Biscione puro, proporzioni da gran turismo.
Roibeárd Gráinséir - alfa romeo GTV

Nel mondo Alfa Romeo, questo nome non ha mai smesso di circolare tra gli appassionati con una miscela di nostalgia e desiderio. È lui, GTV, per gli amici “Gran Turismo Veloce”. Tre lettere che evocano una stagione precisa del Biscione, quella in cui Arese costruiva coupé capaci di far dimenticare qualsiasi ragionamento razionale sull’acquisto di un’automobile.

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Il render pubblicato su Facebook dal creatore digitale Roibeárd Gráinséir ha riacceso quella conversazione. Non si tratta di un progetto ufficiale, va detto subito, prima che qualcuno impazzisca di gioia, ma di un esercizio di stile indipendente che, onestamente, colpisce nel segno.

Roibeárd Gráinséir - alfa romeo GTV
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La GTV immaginata ha le proporzioni giuste: cofano lungo, abitacolo arretrato, tetto basso che scende pulito verso una coda muscolosa. Il frontale è inequivocabilmente Alfa, con lo scudetto ben marcato, fari sottili e un paraurti scolpito che fa il suo dovere senza scivolare nell’eccesso scenografico.

Di lato, la tensione delle superfici funziona. I cerchi grandi, le carreggiate larghe, la linea del tetto che si chiude verso il posteriore con una certa grazia: tutto contribuisce all’idea di una coupé costruita per chi guida davvero, non per chi parcheggia davanti a un locale. La coda sfoggia gruppi ottici sottili, diffusore pronunciato e scarichi a vista. Niente è lasciato al caso.

Roibeárd Gráinséir - alfa romeo GTV

Il problema è sempre lo stesso, anche guardando questa GTV. Il mercato delle coupé tradizionali si è ristretto fino a diventare una nicchia che pochi costruttori si permettono di occupare, e Alfa Romeo ha priorità più urgenti: volumi, redditività, presenza internazionale. La gamma del Biscione si è costruita su SUV e berline sportive capaci di spostare i numeri, e una GTV richiederebbe investimenti consistenti e una strategia di posizionamento molto precisa.

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Qualche spiraglio potrebbe aprirsi dopo il 2030, se il marchio riuscirà a consolidare i risultati attuali. In quel caso, un’auto d’immagine come la GTV tornerebbe ad avere senso, non come prodotto di massa, certo, ma come simbolo. Per ora, la GTV più bella in circolazione esiste solo in formato virtuale, e fa già abbastanza male.