In un’Unione Europea che dice si ispirarsi a criteri di libertà e democrazia, chi ha un’auto diesel viene stangato. Idem nei Paesi membri, Italia inclusa. Prima, le amministrazioni locali creano Zone a Traffico Limitato per tenere fuori dai piedi chi ha una macchina a gasolio, con multe di 95 euro a botta a chi sgarra. Poi Bruxelles spinge per l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, come quelli per il gasolio: alcuni governi, fra cui il nostro, alzano l’accisa sul diesel per allinearla a quella della benzina. Si poteva tranquillamente far scendere solo l’aliquota della verde. Infine, si prospettano tempi durissimi per i possessori di veicoli a gasolio, con continue restrizioni già calendarizzate, fra Area B di Milano, Area C, ZTL, Regioni.
Il no all’auto diesel è un no alla produttività
Siccome si usa il mezzo diesel per lavorare (auto pratica e concreta per pagare poco di carburante), si va verso una sorta di mondo UE in cui non si deve “faticare”, come si dice in qualche area del Sud Italia. Tutti in un lockdown elettrico. In nome della transizione ecologica (che non esiste), l’usato diesel viene osteggiato. Una crociata specie al Nord Italia, giacché nel Mezzogiorno le ZTL e le Regioni anti gasolio sono meno.
Gara ingiusta, sporcata da un arbitro fazioso
Hai due atleti per una gara di 100 metri alle Olimpiadi: uno (diesel pulito) è molto più forte dell’altro (elettrico con enormi inquinamento nel ciclo vita). Come riequilibrare le sorti? Dissemini di trappole la corsia del migliore, perché deve vincere il più debole in base al sacro dogma, in funzione dell’ideologia.
Il motore diesel è l’atleta che ha costruito l’Europa moderna: efficiente, instancabile, capace di coprire lunghe distanze con costi contenuti. Eppure, viene azzoppato da una selva di regolamenti green. Mentre il mondo corre, e i diesel sono sempre meno inquinanti, l’Europa ha deciso di darsi martellate sulle dita. Chi accende un motore diesel alle sei del mattino, lo fa per lavorare, produrre, macinare km, far girare l’economia, accrescere il PIL, svilupparsi, crescere, vivere. Per recarsi sul luogo di lavoro, trasportare merci, raggiungere cantieri, consegnare prodotti. È un essere produttivo all’insegna della cultura del fare.

Cittadino passivo dormiente
Siamo di fronte a un cambiamento imposto dall’alto. Il modello europeo trasforma il cittadino da produttore a consumatore passivo di servizi digitali e intrattenimento. L’auto elettrica, nel suo attuale stato di sviluppo, è il simbolo di questa “estetica del nulla”: devi usarla poco perché si scarica e non ci sono abbastanza colonnine veloci, d’inverno utilizzi con il contagocce il “clima” per preservare la durata chilometrica dell’accumulatore. Forse questo va bene in un microcosmo come qualche strada del centro storico. Ma se ti sposti dal punto A al punto B, necessiti di un mezzo solido, concreto, efficiente.
Infatti, le lobby green – in presenza del flop BEV – intendono obbligare le grandi flotte a passare all’elettrico: invece le aziende insistono col termico, all’insegna del lavoro e della produttività. Eppure, Europa e Italia sono fatti anche di zone industriali, province lontane dai nodi ferroviari, artigiani che hanno bisogno di coppie motrici elevate e autonomie certe. La punizione del diesel è una tassa su lavoro e produttività.
