Stellantis si starebbe ritrovando con troppe fabbriche. Lo dice lei stessa, capire di avere una capacità produttiva in eccesso, soprattutto in Europa, è il primo passo. Il secondo, stando ad Antonio Filosa, è non chiudere nulla.
Lo ha spiegato al Paris Automotive Summit, a margine del Salone dell’Auto di Parigi, con una frase che suona quasi come un giuramento: “Non vogliamo chiudere stabilimenti”. La ricetta è un’altra, e passa da Oriente, poiché si tratterebbe di dividere gli impianti con Leapmotor e Dongfeng, riempire i capannoni vuoti con auto di qualcun altro e sperare che i conti tornino.
Le due partnership prendono la forma di joint venture, con una tabella di marcia per localizzare la produzione. I partner costruiranno i loro veicoli in siti scelti di comune accordo, seguendo programmi definiti, in Europa. Il “Made in Europe”, insomma, diventa la foglia di fico, o forse la chiave, con cui Stellantis intende gestire i rapporti con i costruttori cinesi.

L’obiettivo è, chiaramente, vendere di più, in particolare elettriche. Qui Filosa è pragmatico: produrre non basta, bisogna anche arrivare ai clienti. Senza distribuzione, una linea che sforna auto è soltanto un costoso soprammobile. Per questo la partita industriale viene legata a doppio filo a quella commerciale, in modo da sfruttare meglio gli impianti esistenti per spingere i volumi, e intanto presidiare i canali di vendita.
Il nodo più scivoloso è invece chi costruisce cosa, e dove. Stellantis vuole concordare marchi e modelli con i partner, perché le nuove linee non facciano concorrenza a quelle di casa. “Non vogliamo nei nostri stabilimenti prodotti che competano con altri marchi di Stellantis”, ha messo in chiaro l’amministratore delegato. Detto così sembra semplice, nella pratica, in un gruppo con una pletora di marchi e un partner cinese affamato di quote, scegliere quali auto ospitare e quali è puro equilibrismo.

Bisogna citare anche il capitolo know-how. Stellantis intende mettere in comune le proprie competenze e attingere a quelle sviluppate dai cinesi, in una collaborazione che, nelle parole di Filosa, abbraccia impianti, reti distributive e conoscenze tecniche.
Sui dettagli, però, silenzio. Nessun elenco completo degli stabilimenti coinvolti, nessuna assegnazione di prodotto, tutto sarà definito insieme a Leapmotor e Dongfeng, con chi ha tutto l’interesse a ottenere le fabbriche migliori. Se l’Europa ospiterà le auto cinesi nelle fabbriche di Stellantis, alla fine della fiera, di chi sono le chiavi del capannone?
