Molti si chiedono da tempo la stessa domanda sulla gestione del gruppo transatlantico: sono troppi 14 marchi da tenere sotto controllo? Per Antonio Filosa (lo ripete da tempo) evidentemente no. Il numero uno di Stellantis lo ha detto ad Autonieuws.be durante il Salone di Parigi: “Non abbiamo troppi marchi in Europa”.
La logica è quella di sempre, ma raccontata con più convinzione. Ogni insegna parla a un pubblico diverso e porta in dote un legame con il territorio che altrove non si compra.
Opel e Vauxhall tengono in piedi la presenza in Germania e nel Regno Unito, clienti che per Filosa sarebbe difficile raggiungere con gli altri brand. Fiat fa lo stesso in Italia, dove la notorietà c’è già e basta saperla usare. Sotto la pelle, però, piattaforme e componenti restano condivisi, così gli investimenti si spalmano su più modelli.

Sul fronte motori, invece, la musica cambia. Il diesel per le autovetture diventa “sempre più complesso” e Stellantis intende investirci meno. Quanto meno e quando? Su questo l’intervista non dice nulla, e nessuno ha fissato una data di scadenza per il gasolio in gamma. La spinta, d’altronde, va su elettrico, ibride plug-in e range-extender, cioè la propulsione elettrica con un sistema pensato per allungare l’autonomia.
Per i veicoli commerciali il discorso è un altro, e fa i conti con il portafoglio. Il criterio è il costo totale di possesso, e secondo Filosa un furgone elettrico può costare ancora più del gemello diesel, nonostante i carburanti cari. Finché il conto non torna, in pratica, il diesel da lavoro resta al suo posto.
C’è poi il capitolo fiducia, forse il più delicato per un gruppo che di critiche sulla qualità ne ha incassate parecchie. Filosa parla di oltre duemila ingegneri dedicati e di garanzie migliorate, e ripete che la qualità non è un traguardo da spuntare ma un lavoro quotidiano per tutta l’organizzazione.
A Parigi, intanto, i concept hanno fatto la loro parte. Filosa assicura che design e tecnologia steer-by-wire di Peugeot arriveranno davvero in produzione, mentre l’Alfa Romeo Cuorerosso resta un esercizio di stile, utile soprattutto a far parlare di sé.
