Dacia Evader, segreti dell’elettrica da 18.000 euro e Made in Europe

Dacia Evader: il SUV elettrico compatto da 18.000 euro che debutta a Parigi nel 2026. Batteria LFP da 27,5 kWh, 250 km di autonomia.
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Per un SUV elettrico compatto, costruito in Europa, con 250 km di autonomia, 18mila euro sembrano davvero u buon affare. Così, Dacia ci riprova, e questa volta con argomenti più solidi della Spring.

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La Dacia Evader, nome nuovo per una filosofia invariata, debutterà al Salone di Parigi nell’ottobre 2026. Piattaforma condivisa con la Renault Twingo elettrica, 3,8 metri di lunghezza, passo da 2,49 metri. Sarà quindi più grande della Spring, abbastanza compatta da muoversi in città senza trasformare ogni manovra in un’impresa. Il look parla un “dialetto crossover” che Dacia conosce bene grazie a protezioni in plastica, linee da urban off-road e nessuna concessione all’eccesso.

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Per la propulsione della Dacia Evader c’è un motore da 82 CV, lo stesso che spinge la Twingo. Lo 0-100 km/h in 12,1 secondi non farà tremare nessuno, ma non è quello il punto. La velocità massima di 130 km/h e la ricarica rapida fino a 50 kW bastano e avanzano per chi questa macchina la userà per andare al lavoro, fare la spesa e ogni tanto sconfinare fuori città.

La batteria è da 27,5 kWh con tecnologia LFP, litio-ferro-fosfato, scelta non per caso. Più sicura termicamente, più longeva nel tempo, meno costosa. Il rovescio della medaglia è una densità energetica inferiore che impone dimensioni leggermente maggiorate dell’accumulatore. Compromesso accettabile, se il risultato è un prezzo d’attacco accessibile.

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L’abitacolo è Dacia. Quindi, materiali robusti, sistema modulare YouClip, e nelle versioni base niente schermo centrale, solo supporti per smartphone. Minimalismo, non povertà di progetto. Quello che basta, potremmo dire.

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Il vero salto rispetto alla Spring, come si accennava, è la produzione europea. Una scelta che risponde alle normative UE sugli incentivi all’acquisto, subordinati all’assemblaggio intra-europeo e al limite dei 4,2 metri, ma che racconta anche una strategia industriale precisa per radicarsi in Europa, non solo venderci.