Dazi Ue auto elettriche cinesi: i prossimi 12 passi nell’incubo

Ippolito Visconti Autore News Auto
L’Unione europea non sa come uscire dall’incubo del bando termico 2035 nel quale s’è cacciata da sé: per i dazi Ue auto elettriche cinesi, ecco i prossimi 12 passi.
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L’Unione europea non sa come uscire dall’incubo del bando termico 2035 nel quale s’è cacciata da sé. Batosta per gli automobilisti europei: i produttori cinesi di veicoli elettrici dovranno decidere se assorbire le tariffe o aumentare i prezzi per coprire i miliardi di dollari di nuovi costi alle frontiere europee. I marchi cinesi MG e Nio hanno detto che potrebbero aumentare i prezzi in Europa entro la fine dell’anno. Tesla ha dichiarato il mese scorso di voler aumentare i prezzi della sua Model 3. Così, il cittadino italiano ed europeo che voleva comprare la macchina cinese a poco, ora dovrà spendere tanto. Pazzesco.

La Commissione ha stimato che la quota dei marchi cinesi nel mercato dell’UE è salita all’8% da meno dell’1% nel 2019 e potrebbe raggiungere il 15% nel 2025. Si afferma che i prezzi sono in genere inferiori del 20% rispetto a quelli dei modelli fabbricati nell’Ue.

L’Unione europea imporrà dazi fino al 37,6%. Esiste tuttavia un periodo di quattro mesi durante il quale le tariffe sono provvisorie e si prevede che proseguano intensi colloqui tra le due parti: sullo sfondo Pechino minaccia ritorsioni ad ampio raggio. Gli extra dazi provvisori della Commissione europea compresi tra il 17,4% e il 37,6% sono progettati per prevenire ciò che il suo presidente Ursula von der Leyen ha definito una minacciata ondata di veicoli elettrici a basso costo costruiti con sussidi statali. Le tariffe, esposte in un documento di 208 pagine pubblicato giovedì, sono quasi le stesse annunciate dalla Commissione il 12 giugno. Pechino ha affermato che prenderà “tutte le misure necessarie” per salvaguardare gli interessi della Cina. Queste potrebbero includere tariffe di ritorsione sulle esportazioni verso la Cina di prodotti come il cognac o la carne di maiale. “Speriamo che la parte europea e quella cinese si muovano nella stessa direzione, mostrino sincerità e portino avanti il ​​processo di consultazione il più presto possibile”, ha detto He Yadong, portavoce del ministero.

Ue spaccata: Germania inquieta

“Gli effetti negativi di questa decisione superano qualsiasi beneficio per l’industria automobilistica europea e soprattutto tedesca”, ha detto in una nota un portavoce della Volkswagen. I dirigenti dell’industria automobilistica hanno messo in guardia contro le tariffe, timorosi di contromisure che potrebbero compromettere la competitività delle loro auto in Cina, dove stanno già lottando per tenere il passo con un numero crescente di concorrenti nazionali. Lo scorso anno le case automobilistiche tedesche hanno realizzato un terzo delle loro vendite in Cina.

Per i dazi Ue auto elettriche cinesi, ecco i prossimi 12 passi

1) Siccome nelle scorse ore la Commissione europea ha apportato ritocchi ai dazi, allora ci saranno modifiche alle aliquote (aggiuntive rispetto al 10% attualmente in vigore). Che tengano conto delle osservazioni sull’accuratezza dei calcoli presentati dalle parti interessate. Per BYD, dazio al 17,4%, per Geely scende dal 20% al 19,9%, e dal 38,1% al 37,6% per SAIC. 

2) Ci sono consultazioni con il governo cinese in fase di intensificazione nelle ultime settimane, a seguito di uno scambio di opinioni tra il vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao. Obiettivo, raggiungere una soluzione compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. 

3) Le nuove tariffe doganali verranno applicate da domani, 5 luglio 2024, per massimo quattro mesi. A novembre 2024, decisione definitiva. Tipico dell’Ue: provvedimenti provvisori, confusione, incertezza. 

4) Il Consiglio Ue dovrà ratificare o no il provvedimento con un voto che richiede una maggioranza qualificata: 55% degli Stati membri con un minimo di 15 su 27 che rappresentino almeno il 65% della popolazione. 

5) Se arriva l’ok, allora i dazi rimarranno in vigore per cinque anni. 

6) Comunque, per quattro mesi i costruttori dovranno presentare garanzie alle autorità doganali di ogni nazione europea: questa riscuote le tariffe solo una volta.

7) I Paesi membri voteranno sulle misure provvisorie, mediante procedura scritta e a maggioranza semplice, entro 14 giorni dalla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. 

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Procedura burocratica infernale

8) Fase consultiva senza alcun vincolo giuridico. 

9) Le parti interessate possono chiedere di essere ascoltate dalla Commissione entro cinque giorni dall’entrata in vigore delle misure provvisorie e di fornire osservazioni entro 15 giorni. 

10) La Commissione divulgherà la sua proposta di misure definitive e, in caso, concederà ulteriori 10 giorni di tempo per successivi rilievi. 

11) Decisione finale presentata agli Stati membri per la ratifica o no del provvedimento. 

12) Quindi, toccherà fissare i dazi a Tesla: la Casa Usa fa la Model 3 in Cina.

Mai visto un caos del genere

Di fronte a una confusione simile, la Cina si strofina le mani. Ha innanzi un rivale debole, debole, pieno di burocrazia, di regole strane e confuse. In passato, per i tappi di plastica e la misura delle vongole, si erano sprecati documenti su documenti più riunioni: tutto molto inquinante. Per l’auto, affare più complicato, il disordine sta regnando sovrano.

Poi, calma e sangue freddo, perché tocca alla Cina. La quale in 30 secondi prenderà la decisione: guerra commerciale, contro dazi su auto, alimenti, carne di maiale, e tanto altro.

La Chinese Passenger Car Association ha affermato che le tariffe avranno un impatto modesto sulla maggior parte delle aziende cinesi. Le tariffe sono molto inferiori alla tariffa del 100% che Washington prevede di applicare alle importazioni cinesi di veicoli elettrici a partire da agosto. La risata della Cina è vicina.

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