Dopo il crollo miliardario, gli azionisti di Stellantis vogliono i soldi indietro

Stellantis trema sotto il peso di una possibile class action negli USA. Dopo il crollo record in borsa, gli azionisti chiedono giustizia.
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Benvenuti nell’arena legale americana, dove il grande sogno a zero emissioni di Stellantis si è trasformato nel carburante perfetto per una class action. Lo studio legale Levi & Korsinsky ha infatti aperto le danze con un’indagine per accertare possibili violazioni delle leggi federali sui titoli mobiliari, trasformando gli azionisti delusi in un’armata pronta a dare battaglia.

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La scintilla che ha fatto esplodere il caso, come è intuibile, risale al 6 febbraio scorso, giorno in cui il colosso automobilistico ha dovuto ammettere, con un certo imbarazzo, di aver decisamente sovrastimato la domanda di veicoli elettrici.

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L’annuncio non è stato proprio un successo di critica: un reset strategico totale, la sospensione del dividendo 2026 e una “ritoccatina” alla politica retributiva dei vertici. Il mercato ha reagito con una violenza inaudita, regalando al titolo la peggiore seduta della sua storia, un catastrofico -25% a Milano e un quasi altrettanto tragico -28% a Wall Street. Al centro di questo disastro finanziario brilla, si fa per dire, una svalutazione da 22 miliardi di euro legata alla transizione elettrica, un errore di valutazione che pesa tanto.

L’accusa mossa dagli avvocati americani è sottile ma letale. Si sospetta che tra il 30 ottobre 2025 e l’annuncio fatidico di febbraio, Stellantis abbia “dimenticato” di comunicare quanto la situazione fosse critica. In pratica, gli investitori sarebbero rimasti all’oscuro mentre il castello di carte dell’elettrificazione forzata crollava pezzo dopo pezzo.

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Non è la prima volta che il gruppo si trova a gestire simili turbolenze legali, visti i precedenti del 2024 legati alla gestione Tavares, ma stavolta i campanelli d’allarme erano stati suonati con forza.

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Mentre negli Stati Uniti si discutono miliardi bruciati e omissioni informative, a Mirafiori si torna a sentire il rumore (rassicurante) dei motori termici. Stellantis ha infatti annunciato l’inserimento di 80 nuovi addetti per potenziare la produzione della Fiat 500 Hybrid. Così, mentre gli avvocati affilano le penne per punire l’ossessione elettrica, sono i vecchi, cari pistoni ibridi a dare ossigeno agli stabilimenti.