Fiat Pandina e 500 diventano sempre più “uniche”: ecco il motivo

Un particolare dettaglio rende sempre più uniche la Fiat Pandina e 500, modelli che portano avanti con fierezza il Made in Italy.
fiat pandina fiat pandina

Nel panorama attuale di Stellantis in Europa, cercare modelli che montano ancora motori di pura progettazione Fiat è diventato molto difficile. Pandina e 500 rappresentano le ultime testimoni di un’eredità industriale che si fa sempre più rara, unici modelli del gruppo a utilizzare ancora propulsori nati sotto l’egida del marchio torinese.

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fiat 500 Hybrid

Entrambe vengono prodotte in Italia mantenendo vivo il legame con il territorio. La Fiat 500 esce da Mirafiori dove recentemente ha ripreso la produzione anche nella versione ibrida accanto all’elettrica, mentre la Pandina viene assemblata a Pomigliano d’Arco. Sotto i loro cofani vive il FireFly da 1.0 litri e 65 cavalli, un propulsore che nonostante la potenza limitata continua a raccogliere consensi tra i clienti. Viene spesso elogiato proprio in confronto ad altri motori del gruppo che invece non convincono per note problematiche.

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L’altra sopravvivenza degna di nota è il diesel Multijet prodotto nello stabilimento di Pratola Serra. Questo propulsore anima i veicoli commerciali come il Fiat Ducato e resta presente sulle Alfa Romeo Giulia e Stelvio nella versione 2.2, modelli la cui carriera è stata prolungata fino a fine 2027. Anche la Tonale monta il 1.6 Multijet, ma si tratta davvero di eccezioni in un panorama ormai dominato da altre logiche industriali.

Dopo l’uscita di scena di numerosi modelli, i legami con la vecchia Fiat Chrysler all’interno di Stellantis si sono fatti davvero labili. Antonio Filosa sta provando a correggere quella che viene percepita come un’eccessiva influenza francese nel gruppo dopo l’addio di Carlos Tavares, ma i cambiamenti sostanziali per ora non si vedono.

fiat pandina

Le piattaforme che oggi costituiscono la spina dorsale della produzione Stellantis, ovvero Smart Car, STLA Medium e STLA Small, rappresentano l’evoluzione di architetture industriali nate in Francia. A questo si aggiunge una filiera di fornitori in larga parte d’Oltralpe, aspetto già analizzato più volte.

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Il risultato è che continua a circolare con una certa insistenza l’osservazione secondo cui molti modelli attuali siano sostanzialmente delle copie dei brand francesi con applicato il marchio Fiat. Un’affermazione che guardando alle soluzioni tecniche adottate e alla provenienza dei componenti risulta spesso difficile da contestare nei fatti.