Groenlandia: auto tedesca nei guai per i dazi USA

Trump piazza dazi contro la Germania e altri Paesi, contrari a che gli USA mettano le mani sulla Groenlandia: l’auto tedesca trema.
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Panico per la Germania e la sua industria dell’auto: Trump piazza dazi contro Berlino e altri Paesi, contrari a che gli USA mettano le mani sulla Groenlandia. L’export teutonico negli States può subire conseguenze disastrose.

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Groenlandia: dramma auto in Germania

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scatenato un’ondata di tensioni commerciali tra Washington e i suoi alleati europei. Annunciando l’intenzione di imporre tariffe punitive su prodotti importati da Paesi come Germania, Francia, Regno Unito, Scandinavia e Paesi Bassi. Tutto per la controversia sulla Groenlandia. La volontà del tycoon è costringere i governi europei ad accettare una proposta di acquisto dell’isola da parte degli States.

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I dazi tariffe inizierebbero con un 10% dal 1° febbraio 2026 e salirebbero al 25% dal 1° giugno 2026, se non si raggiungesse un accordo soddisfacente per Washington. Il settore automobilistico tedesco trema per le ricadute economiche di questa escalation.

Industria automotive teutonica: che paura

L’industria automobilistica globale è forse uno dei settori economici più integrati a livello internazionale. Componenti, parti e veicoli vengono prodotti, assemblati ed esportati attraverso più continenti, con catene di fornitura complesse che attraversano Nord America, Europa e Asia. Il rischio di tariffe aggiuntive sulle importazioni europee includerebbero auto di lusso e componenti ad alto valore esportati verso gli Stati Uniti: si avrebbe un impatto drastico sui conti delle case automobilistiche così come sul mercato dei consumatori.

Precedente da incubo

Già nel 2025 Trump aveva imposto una tariffa del 25% su automobili e componenti importati negli USA. Gli effetti di queste misure si erano già fatti sentire: gli analisti stimano che la tariffa potrebbe spingere il prezzo medio delle auto importate di 10 mila dollari per veicolo, con modelli premium potenzialmente anche oltre i 20.000 dollari, se l’intero costo venisse trasferito sul cliente finale. Se la Casa assorbe qualcosa, l’aumento scende.

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La lobby dei costruttori tedeschi VDA ha avvertito che le tariffe minacciate su merci europee avrebbero costi enormi per l’industria dell’auto e l’economia in generale. BMW, Mercedes, Porsche e Volkswagen esportano centinaia di migliaia di veicoli verso gli Stati Uniti ogni anno. Anche con volumi non massicci rispetto a quelli degli scambi totali, questi veicoli spesso rappresentano modelli ad alto valore aggiunto che generano margini di profitto significativi per i gruppi automobilistici. Un aumento tariffario del 10–25% su questi veicoli può quindi erodere profitti o aumentare i prezzi al dettaglio, riducendo la domanda.

Servono rapporti idilliaci

Molti componenti delle auto vendute negli Stati Uniti non sono solo i veicoli finiti, ma parti specializzate prodotte in Europa, Asia o Nord America. Tariffe sui componenti si traducono in costi più alti per l’assemblaggio locale e creano discontinuità di produzione che possono spingere le aziende a rivedere interi piani industriali.

Un’escalation tariffaria rischia di innescare ritorsioni da parte dell’UE con misure altrettanto punitive su prodotti statunitensi, danneggiando esportazioni USA nell’industria agricola, tecnologica e manifatturiera. Questo effetto domino potrebbe danneggiare stabilità del mercato globale. Poi ci sarebbe la controreplica di Trump. Il quale è pronto alla battaglia.

trump

Povera Germania green: che brutta fine

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C’era una volta la Germania felice con auto termiche pulite. Poi sono arrivati i verdi che hanno imposto il volere a Berlino e in UE. Un assist alla Cina delle auto elettriche, che ha divorato l’Europa. Assieme al flop BEV UE, ci sono costi esorbitanti per le Case, con le multe da pagare per l’eccesso di CO2. Un’Europa debolissima ha accetta di comprare il gas carissimo dagli USA, punendo severamente Putin: niente gas russo e guerra persa da Mosca contro l’Ucraina molto in fretta si diceva. Adesso, dopo sei anni di ultra green europea, ogni refolo di vento è uno psicodramma per la Germania e l’industria automotive. Che disastro verde, senza il sostegno di Sleepy Joe, che stravedeva per le macchine a batteria.