Il decreto autovelox è quasi legge: dispositivi non omologati “perdonati” d’ufficio

Il decreto omologazione autovelox ha superato la consultazione europea. Presto legge, ma la sanatoria già accende il dibattito.
autovelox italia

La consultazione europea si è chiusa il 4 maggio. Nessun commento dalla Commissione Ue, nessuna obiezione dagli Stati membri. Il decreto ministeriale sull’omologazione degli autovelox, trasmesso a Bruxelles dall’Italia il 3 febbraio scorso, ha superato lo scoglio europeo senza incassare un graffio. Strada libera per il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che può ora procedere all’adozione formale.

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Nessuno si sbilancia con date precise, ma tra gli addetti ai lavori circola un’aspettativa precisa: fare in modo che le nuove norme siano operative prima dei grandi esodi estivi, così da presentarsi ai controlli di luglio e agosto con un quadro regolatorio solido e meno vulnerabile ai ricorsi. Gli autovelox devono fare cassa al più presto.

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Il nodo di fondo è noto. La Cassazione aveva stabilito che solo un dispositivo formalmente omologato può costituire prova valida per una multa da eccesso di velocità, come previsto dall’articolo 142 del Codice della strada. Il problema è che, fino ad oggi, nessun autovelox in circolazione risultava omologato in senso stretto. Da qui, un’ondata di contestazioni che ha intasato giudici di pace e tribunali. Il decreto punta a chiudere questa partita, ma lo fa in un modo che non convince.

Il punto più controverso è la norma che omologa automaticamente, con effetto retroattivo, 15 apparecchiature già approvate in base al decreto del 13 giugno 2017, n. 282. Una sanatoria di fatto, che alcuni giuristi considerano illegittima: un decreto ministeriale può disciplinare le procedure di omologazione, ma non può trasformare retroattivamente un’approvazione in un’omologazione.

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Se questa lettura dovesse trovare spazio nelle aule, il contenzioso sulle multe degli autovelox non si chiuderebbe, si sposterebbe semplicemente su un terreno nuovo. C’è poi una questione di competenza: secondo alcuni esperti, l’omologazione in materia metrologica spetterebbe al ministero delle Imprese, non a quello delle Infrastrutture.

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Per i dispositivi approvati prima del 2017 ma già dotati di documentazione adeguata su taratura e test di laboratorio, il decreto prevede una corsia preferenziale: produttore o distributore possono integrare la documentazione esistente e ottenere l’omologazione entro 60 giorni. Per tutti gli altri, resta l’iter ordinario.

Tra i 15 autovelox che otterranno omologazione automatica dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale figurano: Autovelox 106, Vrs-Evo-T12-5-R, Velocar Red&Speed Evo-R, Celeritas Mse 2021, Tutor 3.0, Vergilius Plus, Celeritas Mvd 2022, Vrs Evo 2, T-Exspeed, K53800_Speed, Tcs – Traffic Control System, Autosc@N Speed, Celeritas Mvd 2020, Aguia Red & Speed e Velocar Red&Speed Evo M. Un elenco che copre un arco temporale che va dal 2017 al 2025, tutti i protagonisti del vuoto normativo accumulato negli ultimi anni. Il caos, però, non è finito, per il ministro Salvini e, soprattutto, per gli automobilisti italiani.