Renault e Dacia dominano il mercato europeo del GPL con oltre 310.000 vendite annuali, un impero costruito soprattutto sulla Dacia. Questa doppia alimentazione GPL-benzina è stata finora la soluzione perfetta per abbassare le emissioni di CO2 e rispettare i limiti UE. Ma dopo il 2030, a quanto pare, il gruppo francese non vede alcun futuro per questo carburante. Troppo concentrato in pochi paesi europei, troppo poco elettrico per Bruxelles.
Frank Marotte, product manager di Dacia, ha confermato che il GPL non andrà oltre il 2030: “È un’offerta che non potrà superare quella data”. Insomma, una condanna a morte annunciata. Il diesel è già scomparso dalla gamma Dacia, il benzina puro potrebbe seguire prima del 2035, e ora pure il GPL si prepara alla pensione anticipata. Tutto questo mentre l’elettrico avanza, con una city car a batteria in arrivo e una futura Sandero elettrica che dovrebbe placare le ire europee.

Eppure il GPL continua a fare miracoli per Dacia. Dei 350.000 veicoli a GPL venduti in Europa lo scorso anno, il duo Renault-Dacia rappresentava l’89% del mercato. Un “quasi-monopolio” costruito su agevolazioni fiscali, prezzi accessibili e la furbizia di offrire versioni 4×4 a GPL per i mercati dell’Europa orientale, dove la trazione integrale è sacra.
Spagna, Italia, Francia, Portogallo e Romania sono i principali acquirenti, grazie a una rete di distribuzione in crescita e a vantaggi fiscali che rendono il GPL molto interessante. Con una differenza non da poco: il GPL richiede un serbatoio aggiuntivo e addio alla ruota di scorta.

Ma quando l’Europa imporrà traiettorie sempre più rigide sulle emissioni, il GPL sarà solo un ricordo. Nel frattempo, secondo Marotte, è una delle soluzioni giuste per questa fase di transizione. Serve ancora per non pagare multe salate, ma appena l’elettrico prenderà piede, il GPL finirà nella stessa fossa comune dove già riposa il diesel. Una storia d’amore finita male.
