Renault chiude Ampère, la “startup” che voleva essere una casa automobilistica

Ampère, la filiale che doveva rivoluzionare il mercato dei veicoli elettrici, chiude i battenti come entità indipendente.
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La Losanga ha appena dimostrato di aver avuto forse troppa fretta e troppa fiducia, riponendo il proprio “giocattolo” dove può essere più sicuro: in cassaforte. Proprio ieri, il Gruppo Renault ha ufficializzato quello che molti sospettavano: Ampère, la filiale che doveva rivoluzionare il mercato dei veicoli elettrici, chiude i battenti come entità indipendente.

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Sotto la guida del nuovo CEO, François Provost, la “grande promessa” elettrica viene reintegrata nella casa madre, trasformandosi da potenziale unicorno finanziario a un più rassicurante dipartimento interno.

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Nata nel 2023 con le benedizioni di Luca de Meo, Ampère doveva essere il player europeo capace di democratizzare le auto a zero emissioni, portando i prezzi dei modelli elettrici allo stesso livello di quelli termici. Il piano era ambizioso. Si parlava di una riduzione dei costi del 40%, fatturati da capogiro (10 miliardi entro il 2025 e 25 miliardi entro il 2031) e una quotazione in borsa che avrebbe dovuto far piovere miliardi nelle casse di Parigi.

Come spesso accade quando si cerca di vendere sogni agli investitori, la realtà ha bussato alla porta. Tra la freddezza dei mercati verso le startup elettriche come Rivian e Lucid e un’IPO (quotazione in borsa) abbandonata già all’inizio del 2024, il fascino di Ampère è svanito più velocemente dell’autonomia di una batteria sotto la neve.

Il piano presentato ai sindacati parla chiaro. Entro luglio 2026, la struttura giuridica scomparirà per “semplificare ed eliminare la complessità”. Non essendoci più speranza di sbarcare in borsa, tenere i conti separati era solo un inutile mal di testa. Gli stabilimenti nel nord della Francia, cuore produttivo della Renault 5 E-Tech e della Scenic elettrica, insieme al polo di Cléon, tornano sotto il controllo diretto del Gruppo Renault.

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Per gli 11.000 dipendenti coinvolti, la notizia arriva con il paracadute di un piano di prepensionamento e la promessa che non ci saranno licenziamenti diretti. Circa 1.000 ingegneri specializzati in software continueranno a lavorare sotto il vessillo Ampère, che però d’ora in poi sarà solo un “marchio d’ingegneria” e non più una società autonoma.

Questa mossa segue a ruota la chiusura di Mobilize, confermando che Provost preferisce la solidità della struttura tradizionale ai voli pindarici delle sotto-unità di servizi.