Giù la maschera, eco affabulatori: innanzi a 100 mila addetti in Europa hanno perso il lavoro in due anni a causa dell’auto elettrica (fonte FT), crolla la favoletta dei nuovi posti con le macchine a batteria. Il dramma da mobilità green si consuma nei conti correnti, in banca, davanti agli addetti delle finanziarie. Tutti i creditori rincorrono chi non opera più. E, soprattutto, non ha prospettive. In quanto le vendite di BEV sono debolissime, drogate da ecoincentivi costosi: denaro non impiegato dagli Stati per lavoro, sanità e pensioni.
Auto elettrica UE: futuro tragico
Il settore europeo della componentistica auto continuerà a perdere posti di lavoro sotto il peso della domanda debole, della transizione elettrica lentissima e della concorrenza crescente dei produttori cinesi. Che prima erano forti, e oggi imbattibili. Hanno il dominio nella tecnologia delle BEV, batterie inimitabili, il controllo della filiera, delle miniere, delle terre rare. L’UE ha una sola possibilità: la Germania, spaventata dalla disoccupazione crescente e dall’instabilità sociale, potrebbe dare una seconda spallata al Green Deal auto elettrica 2019. Di certo non basta la micro proposta di un taglio del 90% anziché del 100% delle emissioni di CO2.
Siamo a 50 mila esuberi l’anno
Secondo i dati raccolti da Clepa (indotto UE) e diffusi dal Financial Times, nel 2024 50 mila addetti hanno perso il lavoro, e altrettanti nel 2025. Adesso, per il 2026, si trema. Perché le varie forme di assistenza sociale costano un occhio della testa, come qualsiasi paracadute anti disoccupazione. In particolare, a far tremare i polsi è la totale mancanza di prospettiva. Tra il 2020 e il 2021 i tagli complessivi erano stati pari a 53.700 unità, ma i verdi accampavano la scusa della pandemia.
Benjamin Krieger, segretario generale Clepa, è categorico: “Si tratta di una situazione del tutto inedita: in due anni non siamo riusciti a fermare l’emorragia occupazionale. Il drago nella stanza è la Cina: veicoli tecnicamente validi a prezzi estremamente bassi”. Tutti i big sono stati colpiti dallo tsunami. Nel 2024 era toccato a Valeo, Forvia e Schaeffler, quest’anno a Continental, poi scorporata nel marchio Aumovio. Bosch a settembre ha annunciato fino a 13 mila tagli entro il 2030 per colmare un gap di costi annuo da 2,5 miliardi di euro. Mahle ha avviato un piano per una sforbiciata di 1.000 posti in Europa e Nord America.

La proposta di contenuti UE
La Commissione Europea sta valutando l’introduzione di clausole “made in Europe”: l’auto elettrica riceve sussidi se ha contenuti UE. Problema: siccome tutto l’elettrico è dominato dalla Cina, come fai a produrre un mezzo con contenuto UE? Come distingui la provenienza dei prodotti? Siamo in una catena globale straordinariamente complessa e articolata. Forse, chissà, nel 1650 d.C., l’idea sarebbe stata valida.
Poi la Cina ha in mano l’arma della ritorsione: o l’UE elimina i dazi anti auto elettriche Made in China esportate in Europa, o Pechino si scatena con tasse anti UE. E magari paralizza l’export di terre rare. Il Celeste Impero ha già dato qualche assaggio di questa strategia in passato.
