La notizia ha già fatto il giro d’Europa. Un’altra dolorosa storia per la produzione continentale del Gruppo. Lo stabilimento Stellantis di Tychy, in Polonia, si appresta a tagliare oltre 700 posti di lavoro. La conferma arriva dai sindacati locali, che parlano di 320 licenziamenti diretti ai quali si sommerà il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato.
Da marzo 2026 la fabbrica passerà dai canonici tre turni di lavoro a soli due. Una mossa che, in termini di “flessibilità operativa”, ovvero l’espressione elegante per dire che le cose non vanno bene, sarà formalizzata entro aprile.

Il motivo di questa dieta forzata è semplice e amaro. La domanda per i modelli prodotti a Tychy è crollata. Parliamo di Jeep Avenger, Fiat 600 e Alfa Romeo Junior, ovvero il tridente d’attacco su cui Stellantis aveva puntato tutto per dominare i segmenti B e C. Evidentemente, i consumatori europei non sembrano così ansiosi di correre in concessionaria, lasciando i marchi Jeep e Alfa Romeo a fare i conti con una prevista tendenza infelice delle vendite che mette i brividi.
In questo scenario, il povero stabilimento polacco si ritrova schiacciato tra normative ambientali feroci, politiche di prezzo e un mercato che oggi sembra orientato all’elettrificazione, domani alle motorizzazioni tradizionali e dopodomani all’incertezza totale. Assistiamo a questa danza ormai da un paio di anni. È la “delicata pianificazione industriale” che si scontra con la realtà di chi non può più permettersi il lusso di produrre auto che restano a prendere polvere nei piazzali.

Il ridimensionamento colpisce un sito dal valore storico immenso. Nato nel 1975 per sfornare la mitica Fiat 126, l’impianto ha vissuto i fasti della Uno, della Bravo e dell’ultima Fiat 500 tradizionale. Ora, però, l’obiettivo è sopravvivere a costi energetici stellari e a una transizione tecnologica che procede a singhiozzo.
Azienda e sindacati inizieranno presto un confronto per cercare soluzioni “volontarie”, ma la sfida resta impegnativa. Bisogna far tornare redditizio al più presto l’impianto Stellantis tenendo presente che il mercato europeo continua a essere maledettamente instabile.
