Hyundai osserva con un misto di curiosità e sospetto la neonata categoria M1E dell’Unione Europea (UE), quella promessa legislativa che dovrebbe finalmente trasformare le city car elettriche economiche in una realtà per i comuni mortali.
Xavier Martinet, CEO di Hyundai Europe, ha accolto l’iniziativa definendola “interessante” con un tono piuttosto diplomatico. Dietro la cortesia istituzionale, però, emerge una perplessità grande quanto una gigafactory: l’Europa vuole tagliare i prezzi, ma sembra non avere la minima idea di quali regole eliminare per riuscirci davvero.

Il cuore del regolamento M1E dovrebbe essere lo snellimento delle norme per le vetture ultra-compatte, abbattendo costi di produzione che oggi rendono un’auto elettrica accessibile rara quanto un parcheggio libero in centro il sabato sera.
Se marchi come Dacia, BYD, Peugeot e Citroën hanno già drizzato le antenne, Martinet preferisce restare coi piedi per terra, chiedendo a Bruxelles di smettere di giocare a nascondino con i dettagli tecnici. Quali normative verranno effettivamente sacrificate sull’altare del risparmio? Si parla di alleggerire la sicurezza, le specifiche del motore o si tratta di semplici semplificazioni burocratiche? Senza risposte concrete, il rischio è di costruire l’ennesimo castello di sabbia normativo.
A rendere il quadro ancora più nebuloso è la confusione su un eventuale ritorno dei motori termici per le piccole cilindrate, ipotesi esclusa dalla categoria M1E ma che continua a circolare nei corridoi della politica UE.
Per Martinet, il vero nodo resta l’accumulo patologico di regolamentazioni UE che, anno dopo anno, ha fatto lievitare i prezzi in Europa, creando uno svantaggio competitivo imbarazzante rispetto a mercati più pragmatici come quello degli Stati Uniti.

Mentre la politica discute di sigle, il brand coreano incassa il successo della Hyundai Inster, attualmente la elettrica più economica della gamma e già capace di soddisfare le esigenze di prezzo e autonomia senza aspettare miracoli legislativi. Se la Inster è già una realtà funzionale, forse il problema non è la capacità tecnica dei costruttori, ma l’impossibilità di competere in un mercato dove ogni singolo bullone rischia di diventare un codice normativo.
