L’anno scorso i Comuni hanno incassato 1,9 miliardi di euro in multe da Codice della Strada. Chi favoleggiava di un crollo per gli autovelox spenti per mancata omologazione è stato smentito. C’è un logico -4,4% rispetto al 2024, anno del boom senza precedenti. Ma negli ultimi 5 anni gli italiani, a titolo di sanzioni, hanno versato nelle casse degli Eni locali un totale di 8,5 miliardi di euro: 142 euro a cittadino residente, neonati compresi. I dati arrivano dal Codacons.
È noto come le amministrazione facciano le multe solo per migliorare la sicurezza stradale, e non per incamerare quattrini. Resta allora il mistero degli autovelox utilizzati senza omologazione: se l’obiettivo è applicare sempre e comunque la legge, l’esempio deve partire dall’alto.
Soldi a palate per Milano
Chi fa affari d’oro? Province, Comuni, Città metropolitane, Unioni di Comuni. A livello regionale la Lombardia, con 455,8 milioni di euro, si conferma la regione leader delle multe, con oltre il doppio dei proventi della Toscana, al secondo posto con 208 milioni di euro. Al terzo posto l’Emilia-Romagna, con 192 milioni di euro di incass. Il primato spetta a Milano con incassi nel 2025 per 169,7 milioni di euro, seguita da Roma (118,7 milioni) e Firenze (64 milioni).
All’ombra della Madonnina, spuntano come funghi telecamere ovunque per ZTL grandi di Area B e Area C, Ztl medie, Zone a Traffico Limitato piccole, con cartelli, pannelli, eccezioni, icone, scritte. Un mondo complicatissimo, di certo non in linea con la regola numero uno: dare indicazioni facili con segnaletica di immediata comprensione.

Progressione impressionante
Le entrate sono state pari a 1,2 miliardi di euro, per poi salire a 1,6 miliardi nel 2022, 1,77 miliardi nel 2023, arrivando a 1,98 miliardi del 2024, per poi calare lievemente nel 2025 a 1,90 miliardi.
Autovelox, braccio di ferro stucchevole
Per la Cassazione, che legge il Codice della Strada, solo gli autovelox omologati possono fare le multe: non basta l’approvazione. Siccome il decreto per omologare non c’è, e nessun ministero l’ha emanato, non ci sono velox omologati. Il ministero delle Infrastrutture ha solo imposto il censimento degli apparecchi. Quindi serve che il dispositivo sia censito e omologato.
L’articolo 142, comma 6, specifica che le apparecchiature devono essere debitamente omologate. La Cassazione ha ribadito che l’omologazione non è un orpello burocratico, ma un procedimento tecnico-amministrativo superiore e distinto dall’approvazione. L’approvazione verifica la rispondenza del dispositivo alle prescrizioni tecniche. L’omologazione assicura la riproducibilità in serie e la costanza delle prestazioni nel tempo secondo standard internazionali e decreti ministeriali specifici.
Urge buon senso
Censire i dispositivi esistenti serve a sapere quanti occhi elettronici ci sono sul territorio, ma non risolve il vizio d’origine: se l’apparecchio non ha un certificato d’omologazione perché la legge per emetterlo manca, il censimento non lo rende certo legittimo. È questione di buon senso, logica giuridica, princìpi dell’ordinamento, convivenza civile.
E fare ricorso è difficilissimo. Tempi di attesa biblici per il Giudice di Pace (a pagamento) in tante città, mentre il Prefetto – in caso di sconfitta dell’automobilista – fa scattare il raddoppio della sanzione.
