Volkswagen vendeva oltre due milioni di veicoli in Cina ogni sei mesi, mentre oggi non arriva al milione. Solo questo può rappresentare plasticamente un segnale strutturale che sta riscrivendo le strategie di tutto il comparto tedesco.
Frank Schwope, consulente automotive e professore alla Università di Scienze Applicate di Berlino, afferma che la situazione per i produttori tedeschi non migliorerà sostanzialmente entro il 2027. La concorrenza cinese continuerà a crescere. L’Europa, inoltre, è ancora in ritardo su elettrificazione e guida autonoma. Insomma, non è una previsione ottimista, ma almeno è onesta.

Sul lungo periodo, Schwope non lascia margini all’ambiguità: “A medio e lungo termine non esiste alternativa alla mobilità elettrica”. Il punto non è se succederà, ma quando i produttori tradizionali riusciranno ad arrivarci senza bruciarsi lungo la strada. Nel breve, i motori termici offrono ancora un po’ di respiro, soprattutto negli Stati Uniti, dove il mercato è rimasto più favorevole all’endotermico, e questo consente ai big tedeschi di continuare a finanziare la transizione all’elettrico con i ricavi del passato.
Sugli incentivi, invece, Schwope rompe con l’ortodossia politica. I sussidi all’acquisto di veicoli elettrici sono, a suo avviso, uno spreco di risorse pubbliche in un momento in cui il differenziale di prezzo rispetto ai termici si sta già riducendo da solo. Peggio ancora quelli per le ibride plug-in: l’interruzione improvvisa degli aiuti tedeschi durante il governo Habeck ha generato distorsioni nella domanda che ancora si fanno sentire. Gli incentivi sarebbero solo interventi artificiali su un mercato che deve trovare il suo equilibrio.
Tra i grandi, BMW è quella che Schwope guarda con più rispetto. Il gruppo ha adattato gli impianti per produrre elettrici, ibridi e termici in parallelo, senza scommettere tutto su un’unica tecnologia. La piattaforma Neue Klasse è la carta più importante che ha in mano per i prossimi anni.

Volkswagen ha un problema diverso, quello della capacità produttiva eccessiva, con margini sotto pressione. Schwope non drammatizza, dato che il gruppo fa ancora utili miliardari, ma chiede una ristrutturazione seria e una strategia più definita. In Cina, dove i marchi locali hanno mangiato quote di mercato a ritmo sostenuto, l’obiettivo minimo è smettere di perdere terreno.
Su Tesla, il giudizio è più sfumato. Schwope la vede sempre meno come un costruttore automobilistico e sempre più come un’azienda tecnologica che deve ancora dimostrare che guida autonoma e robot umanoidi siano business reali, non solo promesse di Elon Musk.
