Olivier François è tornato a raccontare gli anni alla guida di Lancia in una lunga intervista ad Autocar, e dal suo racconto emerge un quadro molto drammatico. L’attuale CEO di Fiat ha spiegato che quando Sergio Marchionne lo chiamò ai vertici dello storico marchio torinese il compito non era un semplice rilancio commerciale, perché Lancia sarebbe stata, secondo le sue parole, prossima alla chiusura.

Il manager, arrivato nel gruppo da Citroën e considerato dallo stesso Marchionne una figura fuori dagli schemi per mentalità artistica e competenze di marketing, ricorda che il contesto industriale era allarmante. Il Gruppo Fiat di quel periodo, ha spiegato, si trovava “a due auto dal disastro”, e una di queste sarebbe stata proprio la Lancia Thesis, berlina ambiziosa nel concetto ma penalizzata da un posizionamento che non riusciva a intercettare le richieste del mercato.
Le prime ipotesi di lavoro di François puntavano a un ritorno alle icone. Il manager pensava a una nuova Delta Integrale e a una nuova Stratos, due nomi capaci di restituire al marchio un’immagine sportiva e desiderabile. Quando però portò un piano di investimento costruito attorno a queste idee, la reazione interna sarebbe stata gelida, perché il gruppo non aveva risorse sufficienti per sostenere progetti di quella portata. Lo stesso François ha ammesso oggi che, con il senno di poi, si trattava di proposte oggettivamente rischiose.
Da lì, racconta, il rilancio prese una strada diversa. Lancia venne ricondotta in una logica industriale più vicina a Fiat, con prodotti pensati per essere sostenibili dal punto di vista dei costi di sviluppo. Arrivò così una nuova Ypsilon costruita sulla piattaforma della 500 e una Delta derivata dalla Bravo, soluzioni meno emozionanti rispetto al ritorno delle icone ma compatibili con la realtà finanziaria di quel periodo.

Nel ricostruire quegli anni, François parla anche di un fraintendimento iniziale. Aveva interpretato la chiamata di Marchionne come un mandato per un rilancio in grande stile, mentre la missione reale era più sobria e probabilmente più difficile, ovvero evitare che il marchio scomparisse. È in questa cornice che il manager rivendica oggi il proprio bilancio, sintetizzato dall’ammissione di non essere riuscito a riportare sul mercato Stratos e Delta Integrale, ma anche di non aver fatto fallire Lancia.
Dopo quell’esperienza, la carriera di François è proseguita con Chrysler e poi con Fiat, sempre su marchi da riposizionare in fasi delicate. Lancia, intanto, sta affrontando un nuovo tentativo di rilancio all’interno di Stellantis, con la Ypsilon di nuova generazione già sul mercato e la nuova Gamma in arrivo nel corso dei prossimi mesi.
