Un anno fa Antonio Filosa saliva sulla plancia di Stellantis con il mandato implicito di (in breve) non essere Carlos Tavares. Missione compiuta, almeno sul piano del tono essendo più aperto, meno conflittuale e disponibile al dialogo con sindacati, politici e concessionari.
La visita allo stabilimento di Mulhouse, con oltre un miliardo di euro di investimenti annunciati e il governo francese in prima fila a sorridere, ha certificato il disgelo. Eppure la stampa francese ha già trovato il titolo che fotografa il momento: “Abbiamo un piano, ma non abbiamo una visione.”

Il piano, in effetti, c’è. Si chiama FaSTLAne 2030, presentato il 21 maggio all’Investor Day 2026: 60 miliardi di euro di investimenti, 60 nuovi modelli entro fine decennio, stabilimenti utilizzati meglio, portafoglio marchi semplificato. Il 70% delle risorse di prodotto si concentrerà su quattro nomi, Jeep, RAM, Peugeot, Fiat, più la divisione veicoli commerciali Pro One. Gli altri scalano di categoria: Citroën, DS, Alfa Romeo, Lancia e Chrysler perdono lo status di pilastri del gruppo e si ritrovano con ruoli regionali o specializzati.
Il problema è che i mercati non si accontentano del clima disteso. Il titolo continua a scendere, e dopo anni di tagli, tensioni coi fornitori, crepe nella strategia di elettrificazione e vendite in calo negli Stati Uniti, gli investitori vogliono sapere cosa sarà Stellantis tra cinque o dieci anni. La risposta, per ora, è ancora parziale. Costruire una visione unica per un gruppo che comprende contemporaneamente tanti e diversi marchi è un esercizio che i predecessori di Filosa non hanno mai davvero risolto.

C’è poi la questione francese. Stellantis è formalmente olandese, Filosa è percepito come orientato al Nord America e all’Italia, e Peugeot, Citroën e DS restano marchi storicamente francesi che vedono le decisioni strategiche prese altrove. Il vantaggio competitivo di non essere Tavares ha una scadenza. Dopo dodici mesi di capitalizzazione politica, il mercato inizia a fare domande più scomode, ma non basta che le risposte siano gentili.
