Stellantis, Cassino e Termoli: “Non chiudiamo” non è un piano industriale

Cassino e Termoli al centro del Tavolo automotive: Stellantis esclude chiusure ma mancano modelli, volumi e date.
stellantis termoli

Cassino e Termoli aspettano ancora e il verbo “aspettare”, in una vertenza industriale, ha un costo che si misura in cassaintegrati, indotto fermo e territori che non sanno cosa produrranno domani con Stellantis.

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Il Tavolo permanente sull’automotive al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riportato i due stabilimenti al centro del confronto tra Stellantis, sindacati, Regioni e governo. Il ministro Urso ha presieduto. Emanuele Cappellano, responsabile di Stellantis Europa, ha escluso chiusure. Ed è questa, a quanto pare, la fine delle buone notizie.

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A Cassino, per quanto riguarda lo stabilimento di Piedimonte San Germano, la produzione è ai minimi storici. Gli ammortizzatori sociali sono diventati routine, l’indotto del Frusinate soffre e, fatto non secondario, lo stabilimento è ancora l’unico del gruppo in Italia senza una prospettiva produttiva pienamente definita.

La vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha chiesto a Stellantis di anticipare tempi e contenuti del piano: quali modelli, quali volumi, quali date. Una richiesta ragionevole, ma la risposta è stata che la chiusura non è prevista.

La Regione ha rilanciato anche la proposta di una Zona Economica Speciale di filiera, sostenendo che il territorio sconta uno svantaggio competitivo rispetto alle aree vicine già coperte da strumenti agevolativi. Sullo sfondo, il negoziato con Bruxelles sulle regole della transizione energetica, un dossier che riguarda l’intero settore, ma che a Cassino pesa in modo molto concreto.

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A Termoli la situazione non è meno tesa. L’annuncio sui cambi ibridi garantirebbe lavoro a circa 300 addetti. Con l’eventuale produzione dei nuovi motori GSE si arriverebbe a 600. Il problema è che lo stabilimento ne occupa quasi 1.500: resterebbero senza prospettiva quasi 900 persone.

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La Regione Molise ha chiesto produzioni strategiche e un impegno immediato. Termoli non è uno stabilimento qualsiasi: per decenni ha rappresentato uno dei poli più solidi della meccanica italiana, con standard riconosciuti su qualità e produttività. Il ridimensionamento progressivo ha già indebolito un intero tessuto territoriale.

Entrambi i siti aspettano ora che le rassicurazioni si traducano in qualcosa di più tangibile. Stellantis ha detto che non chiude, ma adesso manca la parte interessante dei progetti per questi impianti italiani.