Il 2026 dell’industria italiana, specie quella di una Regione chiave come quella piemontese, si preannuncia come un anno sospeso tra diverse incertezze. Non siamo davanti a una catastrofe, certo, ma neppure la ripresa che tutti sognavano. Il quadro generale vede una produzione ancora intrappolata in una crisi dell’automotive che sembra non voler mollare la presa, con ritmi che non hanno mai davvero recuperato il terreno perduto nel post-Covid. Tutti guardano inevitabilmente e con ansia verso il polo Stellantis di Mirafiori, sperando nel rilancio.
Il sorriso di questo 2026 sembra essere ineluttabilmente legato alla riuscita dell’operazione Fiat 500 Hybrid. Se Mirafiori sarebbe momentaneamente “salva”, l’aria che si respira negli uffici del CEO Stellantis Antonio Filosa è decisamente più pesante.

Gestire quattordici marchi, quindici se consideriamo la corposa partecipazione di Stellantis nella cinese Leapmotor, è un’impresa che rasenta l’impossibile, e la parola d’ordine per il nuovo piano industriale di giugno sembra ancora lo stesso mantra: ottimizzare. O, per essere meno diplomatici, tagliare.
Mentre i pick-up Ram danno segnali di vita negli Stati Uniti, l’Europa rischia di diventare il terreno di una drastica potatura. Chi rischia il posto in questo affollato portfolio Stellantis?
Fiat dorme sonni relativamente tranquilli grazie ai volumi di vendita (specie in Sudamerica) e alla speranza che la 500 Hybrid faccia miracoli simili alla Pandina. Peugeot e Citroen sono intoccabili, ma il brand di lusso DS Automobiles sembra essere sempre più un dissanguamento pesantissimo e siede in prima fila sul banco degli imputati.

La situazione si fa critica anche per la “moribonda” Maserati e per Lancia, a cui la nuova Ypsilon sembra decisamente non bastare per garantire la sopravvivenza. Il rilancio sembra necessario, specie perché qui non c’è una BottegaFuoriserie a realizzare ingressi sostanziosi.
Non va meglio ad Abarth. La sede di Torino trema davanti all’insuccesso dei modelli elettrici dal sound finto che non ha convinto proprio nessuno e che non ha esattamente scaldato i cuori dei fan. Il futuro per questi marchi iconici potrebbe dunque essere la cessione.
La domanda che aleggia tra i capannoni di Mirafiori e le scrivanie di Stellantis resta però anche inquietante. Chi avrebbe il coraggio di comprare proprio dove il Gruppo sta lasciando macerie? Tutte le indiscrezioni e i “suggerimenti” cinesi sono stati sempre convintamente respinti. Pare che assisteremo a un salvataggio a tutti i costi più che a una svendita.
