Stellantis ci riprova e, fedele al copione, apparecchia l’ennesima scommessa che sa tanto di salto nel buio. L’ultima trovata consisterebbe nel prendere l’icona nazionale (o almeno, la sua evoluzione allargata più recente), la Grande Panda, e stiracchiarla fino a farla diventare un pickup destinato al Vecchio Continente.
Il debutto di questo “ibrido” sarebbe fissato per il 2028, anno in cui la famiglia Panda si allargherà includendo anche la Giga Panda e la Panda Fastback. Per i dettagli ufficiali toccherà aspettare il 21 maggio, quando Antonio Filosa, CEO di Stellantis, svelerà il nuovo piano strategico del marchio torinese. L’idea è raccogliere l’eredità della Fiat Strada, un successo planetario che però in Europa è sempre rimasto un oggetto misterioso, confinato in una nicchia per temerari.

Olivier Francois punta a rendere “popolare” il segmento dei cassoni in un mercato, quello europeo, che storicamente li guarda con poco entusiasmo, per essere gentili. La base tecnica sarà la piattaforma Smart Car, la stessa della Grande Panda, con una lunghezza contenuta entro i 4,4 metri. E la produzione? Qui arriva la solita nota dolente per il Made in Italy: si parla di Marocco, Serbia o Turchia. L’Italia, ancora una volta, resterà a guardare i camion che arrivano da oltre confine.
Esteticamente, se i render circolati online dicono il vero, il frontale resterà quello squadrato a pixel della Grande Panda, con protezioni in plastica grezza a urlare una “robustezza” tutta da verificare. Il vero nodo però è sotto il cofano. Stellantis vuole propinarci motorizzazioni ibride ed elettriche al 100%, lasciando il benzina come opzione residuale.

In un Paese come l’Italia, dove il mercato dei pickup vale 1,2 miliardi ma è dominato per il 72% dai motori diesel, questa strategia appare quantomeno bizzarra. Mentre il Ford Ranger continua a dominare le classifiche (stando al 2024) vendendo 35.000 unità, Fiat pensa di convincere professionisti e agricoltori del Nord Italia a passare alla spina.

Sulla carta è coraggio, nella realtà sembra l’ennesimo esperimento teorico di chi progetta veicoli in ufficio dimenticandosi di chi poi deve caricarci i quintali sopra.
