La pressione competitiva dei costruttori cinesi sta spingendo Stellantis a riconsiderare l’intera architettura della propria strategia elettrica in Europa, con implicazioni che non si limitano alla gamma prodotto e investono direttamente la sostenibilità industriale della transizione. Emanuele Cappellano, responsabile del gruppo per il mercato europeo, ha spiegato ad Automotive News che l’attuale livello di concorrenza rende sempre più complesso mantenere il ritmo di investimenti necessario per aggiornare tecnologie e modelli, in un contesto dove la guerra dei prezzi erode progressivamente i margini.

Ridurre gli investimenti significherebbe compromettere la capacità di innovazione del gruppo, ma continuare a investire agli stessi ritmi impone un confronto diretto con rivali cinesi che possono contare su filiere produttive più integrate, costi strutturalmente inferiori e condizioni di mercato domestico più favorevoli. Un divario che Stellantis intende affrontare anche attraverso soluzioni considerate finora politicamente delicate, come la possibile condivisione di stabilimenti europei con costruttori cinesi, un’ipotesi che permetterebbe di migliorare l’utilizzo degli impianti e di assorbire competenze in termini di efficienza produttiva, ma che apre inevitabilmente un dibattito sulla sovranità industriale del continente.
La risposta di prodotto si concentra sulla fascia di mercato dove la Cina ha costruito il proprio vantaggio più significativo, quella delle elettriche accessibili. Il gruppo punta a ridurre la differenza di prezzo tra auto elettriche e modelli termici equivalenti, stimato oggi intorno al 20%, attraverso veicoli come la nuova Fiat Pandina, pensata per avvicinarsi alla soglia dei 15.000 euro. La piattaforma STLA One dovrebbe svolgere un ruolo centrale in questa direzione, semplificando lo sviluppo e abbattendo i costi industriali su scala.

Un contributo importante potrebbe arrivare anche dalla collaborazione con Leapmotor, il partner cinese su cui Stellantis ha già scommesso per accelerare la propria presenza nel segmento delle elettriche a prezzo contenuto, sfruttando tempi di sviluppo più rapidi rispetto agli standard europei tradizionali. Con una quota del 13,7% nel mercato continentale delle auto elettriche e l’obiettivo di triplicarla entro il 2030, il gruppo si trova a dover competere con la Cina proprio sul terreno dei prezzi, senza però sacrificare gli investimenti tecnologici e il futuro produttivo dei propri stabilimenti europei.
