Stellantis non risponde a BYD: mossa astuta?

Dopo le due punture di BYD a Stellantis su cinghia e sicurezza, silenzio del Gruppo guidato da Antonio Filosa.
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Prima BYD ha punzecchiato Stellantis sulla cinghia a bagno d’olio, poi sulla sicurezza stradale, ma il Gruppo guidato da Antonio Filosa non replica. Questo silenzio è una mossa astuta? Per prima cosa, di certo non si tratta di silenzio equivalente all’assenso. Ossia la società euroamericana non ammette che dietro le due punture di Build Your Dreams ci sia la verità. Ma per osservatori poco attenti, come sono spesso quelli nei social, magari il messaggio che passa è proprio questo.

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Nel dinamico scacchiere dell’automotive globale, il silenzio può essere assordante. Non ci sono stati comunicati né video di smentita né campagne di debunking. 

Rivoluzione del gioco

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È un paradosso comunicativo: per anni i marchi cinesi sono stati derisi per i pessimi risultati nei crash test; oggi, ribaltano la narrazione presentandosi come i le aziende che introducono standard della protezione degli occupanti. Dalla Cina che fa auto brutte e insicure, al Dragone che invade il pianeta di macchine belle e sicure.

Quale potrebbe essere la strategia di Stellantis

Magari, rispondere ufficialmente a un attacco di marketing così mirato significherebbe, per Stellantis, dare ulteriore visibilità alla tesi del concorrente. In termini di comunicazione di crisi, replicare a una provocazione basata su un punto debole noto (i problemi storici della cinghia a bagno d’olio dei motori 1.2 PureTech) rischierebbe di rinfocolare polemiche. Che nei social esplodono. 

Stellantis sta rispondendo coi fatti attraverso la sua partnership con Leapmotor. Per fare la “battaglia” contro BYD in alcuni segmenti o mercati specifici, come in Germania.

Sicurezza: cosa bolle in pentola

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Sulla sicurezza, Stellantis (con Renault e altre Case) ha fatto pressione sull’UE per una regolamentazione meno stringente sulle small cars per contenere i costi e competere con i prezzi cinesi. Le tecnologie ultra sofisticate per le citycar a bassa velocità non sono così necessarie: alzano il livello di investimenti e quindi i listini finali. Rispondere a BYD su questo tema significherebbe aprire un dibattito pubblico su quanto la sicurezza pesi sul prezzo finale, un terreno scivoloso. È una mossa astuta nel breve termine per proteggere il valore del brand, ma un rischio nel lungo termine. In comunicazione di crisi, esiste una regola aurea: non gettare benzina sul fuoco, evitare l’effetto amplificatore, ignorare, trattando le critiche come rumore di fondo.

auto dragone cinese

Per l’utente mediobasso che scorre TikTok o Instagram, un attacco non smentito diventa verità. Se BYD fa capire “le nostre auto sono più sicure” e Stellantis non risponde, il consumatore meno attento trae conclusioni affrettate. In un mercato che si muove alla velocità del software, l’immobilismo comunicativo può essere percepito come debolezza.

Una partita lunga 

In definitiva, la strategia di Stellantis appare come una mossa astuta nel breve termine, mirata a proteggere il valore azionario e l’immagine dei brand storici dalle polemiche del marketing. Il Gruppo ha deciso scommettere sulla forza dei suoi prodotti e sulla solidità della sua rete distributiva. Tuttavia, è un rischio nel lungo termine, specie la percezione della (sbandierata) superiorità tecnologica cinese dovesse radicarsi nella mente dei Millennials e della Gen Z.