Baricentro Stellantis verso le due Americhe: ecco perché

Ormai è chiaro che il Gruppo guidato da Antonio Filosa si orienti verso America del Nord e del Sud. In UE per ora non ci sono le condizioni.
fiat strada fiat strada

Samba Stellantis in America del Sud: ottiene il suo miglior risultato di sempre nelle esportazioni e nella produzione. Nel 2025, più di 158.000 veicoli sono stati spediti dal Brasile verso altri mercati, con un aumento del 165% rispetto al 2021. Dalle fabbriche sono usciti 993.000 veicoli, un nuovo record annuale. Il polo automobilistico di Betim ha guidato le esportazioni, con una crescita di circa il 41%.

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Modelli che tirano parecchio

I modelli più esportati da ciascuna fabbrica sono stati la Fiat Strada (39.600) a Betim, la Jeep Compass (15.800) a Goiana e la Citroën Aircross (9.600) a Porto Real. Senza anomale ossessioni per il tutto elettrico e subito, senza le sanzioni UE per chi vende termico.

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È la migliore performance annuale di esportazione e produzione dalla fondazione dell’azienda nel 2021. Il 2025 è stato un anno eccezionale per Stellantis, sottolinea Herlander Zola, presidente di Stellantis per il Sud America. Questi risultati confermano la competitività “del nostro portafoglio e la forza dei nostri marchi.” Il Sud America svolge un ruolo strategico all’interno di Stellantis e rimane un pilastro fondamentale per soddisfare le esigenze della regione. I prodotti che “sviluppiamo nel Paese riaffermano l’impegno dei nostri team nel fornire soluzioni che abbiano un impatto concreto sul mercato con qualità, efficienza e disciplina operativa”.

jeep compass

Altro che lacrime UE

L’Europa invece porta a tutti i costruttori tradizionali solo lacrime. Mercato asfittico, multe UE da pagare, elettriche cinesi che invadono i Paesi. Una burocrazia asfissiante e un futuro incerto. È chiaro che i Gruppi scappino da qui, dal grigiore di un continente davvero vecchio e fatiscente. Per Stellantis, in Sud America si sorride, coi colori del Brasile carioca. E negli USA, terra della libertà di scelta dell’auto termica, in base a princìpi democratici basilari, l’azienda euroamericana investe 13 miliardi di dollari per andare a vincere. Mentre Trump passa all’incasso aumentando la produzione locale e tutelando i lavoratori.

Trattandosi di una società che punta al profitto, col CEO che risponde agli azionisti, si cerca spazio dove si possa fare utile senza impazzire per le norme astruse che nessuno capisce. E senza attendere i tempi biblici dei vari piano annunciati e mai realizzati: per il programma d’azione auto di marzo 2025, siamo a fine gennaio 2026, e c’è solo una vaga proposta della Commissione per il taglio dal 100% al 90% di CO2. Non si può andare avanti a furia di bonus col contagocce, come in Germania, dove la Cina farà una strage di incentivi grazie alle tasse dei contribuenti tedeschi.

Sì alla libertà americana, no ai bizantinismi UE

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Mentre l’Unione Europea è un noioso terreno di scontro regolamentare e commerciale, il resto del mondo viene guidato da logiche di mercato più pragmatiche ed espansive, offrendo rifugi dorati e nuove opportunità di crescita. Il caso di Stellantis è emblematico di questa fuga strategica verso ecosistemi dove il profitto e la libertà operativa non sono soffocati da una transizione imposta per decreto. Deve comandare il mercato, col consumatore re assoluto: fuori la politica delle lobby green dai motori con le loro normative bizantine e indecifrabili.