Incentivi auto elettriche in Germania 2026: Pechino sorride

In Germania tornano gli incentivi per le auto elettriche: fino a 6.000 euro per chi compra. Siccome dietro ogni BEV c’è la Cina, Pechino passa all’incasso.
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I verdi tedeschi la spuntano, facendo piazzare incentivi auto elettriche in Germania nel 2026: fino a 6.000 euro per chi compra. Con la Cina che ha in mano la filiera della macchina a corrente, dalla batteria ai minerali, passando per tecnologie e terre rare, e con Pechino che intende invadere di BEV la terra teutonica, il Celeste Impero ride. Passa all’incasso senza colpo ferire. Un trionfo per il Dragone e una sconfitta per chi paga le tasse a Berlino, girate alla nazione della Grande Muraglia. In più, si ha un mercato fake, pieno di doping: come si evince, la dipendenza dalla droga degli ecobonus cresce a dismisura.

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Peccato: soldi che potevano essere usati bene

Il programma? Fino al 2029 balleranno 3 miliardi di euro per circa 800 mila auto con sovvenzioni tra 1.500 e 6.000 euro in base al veicolo, alle sue dimensioni e al reddito dell’acquirente. Il tutto mentre la Germania cerca ossigeno perché i conti di bilancio sono in profondo rosso. Poi occorre mettere quattrini anche per la difesa, in linea con l’UE, che intende fare da scudo contro una possibile futura invasione russa, così prospettata.

Doping insidiosissimo

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Sono soldi buttati. Non è un intervento strutturale di lungo periodo per sostenere l’economia tedesca. Lo stesso Merz lo ha ammesso: gravissimo errore del passato quello di dire no al nucleare. Ora, senza comprare il gas di Mosca, l’energia elettrica ha prezzi assurdi. Questo doping, appena finisce, causa un drastico calo delle immatricolazioni dell’elettrico. Si mettono soldi nel calderone verde delle BEV: quattrini preziosi per investimenti strutturali a favore di strade, ferrovie e sistemi di produzione dell’elettricità.

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La prima ammissione di Merz

Il rischio? Domani, Merz (se ancora sostenuto dai verdi) dirà: puntare sulle auto elettriche è stato un secondo errore, dopo il primo del nucleare. E magari il terzo errore di dire no al gas russo ultra low cost. Miliardi che graveranno sul debito con interessi più alti, senza aver apportato un vero sostanziale cambiamento all’economia. Il guaio del costo dell’energia non viene mai discusso, anzi accettato. Al massimo, si cercherà di alterare un po’ i numeri: le auto vengono prodotte in Cina e poi marchiate tedesche. Quindi diranno che è una vittoria della Germania green. D’altra parte, gli stessi eco appassionati frodano sui numeri mischianole PHEV termiche a benzina con le elettriche, parlando di boom elettrico: una truffa mediatica. 

Farsi trascinare dalla Germania nel gorgo elettrico: che guaio

Poi c’è il brutto vizio delle altre nazioni di seguire la Germania sulla strada verde. I membri UE lo hanno fatto nel 2019 col Green Deal auto elettrica, che crea pesantissima disoccupazione a livello diretto e nell’indotto. Adesso, qualche governo potrebbe seguire Berlino nell’avventura degli ecobonus elettrici.

Il re dell’auto è il consumatore, non la lobby green 

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Appena il rubinetto dei fondi pubblici si chiude, come già osservato in vari mercati europei, la domanda di BEV crolla verticalmente, rivelando la fragilità di un ecosistema che non è ancora in grado di reggersi sulle proprie gambe. Paradosso: l’innovazione tecnologica viene rallentata dalla garanzia del sussidio. L’auto elettrica deve vincere da sola, come lo smartphone: no all’aiuto di mamma arbitro fazioso che fischia tutto a tuo favore. Appena incontri tre partite dure a settimana contro avversari veri e con un arbitro imparziale, perdi.