Emissioni nel 2025, i produttori europei salvi (ancora per poco)

L’UE comunque annuncia che la pressione aumenterà. Se oggi si scherza con i 94 g/km, nel 2030 il limite scenderà a 50 grammi.
emissioni in ue emissioni in ue

L’industria auto europea ha concluso il 2025 con un risultato che, se contestualizzato in una scuola, avrebbe portato a una bocciatura immediata e a un’estate da passare sui libri. Secondo i dati dell’International Council on Clean Transportation (ICCT), la media delle emissioni di CO2 si è attestata a 98 grammi per chilometro, mancando l’obiettivo di 94 g/km del 4%.

Advertisement

In teoria, le case automobilistiche avrebbero dovuto staccare assegni pesantissimi a favore dell’Unione Europea, con multe da 95 euro per ogni singolo grammo eccedente moltiplicato per ogni auto venduta. Tuttavia, Bruxelles ha deciso di indossare i panni del “professore comprensivo”, introducendo la cosiddetta flessibilità sul tema.

Advertisement

Grazie a questo meccanismo, ormai annunciandolo da tempo, le sanzioni sono state congelate. Alle aziende basterà rispettare la media nel triennio 2025-2027. Insomma, un pagherò tecnologico che sposta il problema un po’ più in là, regalando quel margine di manovra che serve a evitare il collasso finanziario dei giganti del settore. Ma non tutti sono sulla stessa barca.

emissioni in ue

Il Gruppo Volkswagen, ad esempio, si è presentato con un bel 102 g/km a fronte di un limite individuale di 93 g/km. Uno scostamento dell’8% che lo mette all’ultimo posto in fatto di emissioni (sulle vendite), anche se da Wolfsburg giurano che l’offensiva elettrica con modelli come la ID. Cross (l’erede della T-Cross) e la futura ID.1 rimetterà tutto in riga entro il 2028.

Se Volkswagen piange, c’è chi ha imparato l’arte del “pooling” per mascherare i propri peccati ambientali. Prendete Nissan, le sue emissioni reali sono altissime (123 g/km), ma grazie a un accordo contrattuale con i cinesi di BYD, la media del gruppo scende miracolosamente a 76 g/km, rendendola ufficialmente la prima della classe.

Advertisement

Anche Stellantis ha dovuto chiedere aiuto, formando un pool (unicamente pensato per “abbassare” formalmente il dato delle emissioni) con Tesla per cercare di mitigare i suoi 107 g/km, un valore che la vede arrancare parecchio lontano dall’obiettivo. Persino la virtuosa Toyota, che per anni ha dominato grazie a motori ibridi super efficienti, ha capito che i vecchi trucchi non bastano più. Con 97 g/km registrati nel 2025, la casa giapponese ha dovuto cedere e unirsi al pool di Tesla, lanciando al contempo modelli come la C-HR+ per cercare di abbassare la media senza perdere la reputazione.

Mentre BMW naviga in acque tranquille grazie a una quota di veicoli elettrici al 25% (un record facilitato dai margini del segmento premium), per marchi come Dacia la salita è ripidissima. Far quadrare i conti tra prezzi bassi e batterie costose è un’impresa titanica. La Sandero emette 113 g/km, costringendo il marchio a sperare nel successo della nuova Twingo elettrica per non affondare.

L’UE comunque annuncia che la pressione aumenterà. Se oggi si scherza con i 94 g/km, nel 2030 il limite scenderà a 50 grammi, un valore che rende la diffusione delle auto elettriche non più una scelta, ma l’unica via di fuga economica.

emissioni in ue
Advertisement

Nel frattempo, la politica continua a rimescolare le carte: una recente bozza suggerisce che nel 2035 il limite di “emissioni vendute” non sarà zero, ma 11 g/km, lasciando uno spiraglio di vita ai motori a combustione. Per i consumatori, la traduzione è semplice: il futuro è a batteria, le colonnine di ricarica diventeranno i nuovi monumenti cittadini e i prezzi, probabilmente, continueranno a salire, a meno che non arrivino sconti aggressivi.