Germania, stallo elettrico: il motore dell’industria auto europea tra martello e incudine

Uno studio rivela una frattura tedesca profonda e pericolosa: chi ha investito nell’elettrico e chi è rimasto legato al termico.
produzione auto germania

Bruxelles ha recentemente “ammorbidito” la posizione sul 2035, e l’industria tedesca non sa se festeggiare o preoccuparsi. La Germania resta, in ogni direzione continentale, la forza più rilevante.

Advertisement

Uno studio pubblicato dall’Università del Sussex e dall’istituto tedesco Fraunhofer ISI, basato su 74 aziende del settore automotive tedesco intervistate a fine 2025, mette in fila una realtà che il dibattito pubblico tende ad appiattire. Il comparto non è monolitico, e l’allentamento normativo europeo non piace a tutti allo stesso modo. Non stupisce affatto.

produzione auto germania
Advertisement

Oltre il 60% delle aziende coinvolte nell’indagine rientra nella categoria dei cosiddetti “pionieri”, ovvero realtà che hanno già spostato risorse significative sull’elettromobilità e che oggi guardano con inquietudine a qualsiasi revisione del quadro regolatorio. Per loro, la certezza della scadenza 2035 non era un vincolo da subire, era una garanzia su cui costruire strategie di investimento pluriennali.

Il restante 40% racconta una storia diversa. Sono le aziende ancora legate al motore termico, che non solo accolgono con favore la flessibilità di Bruxelles, ma ne chiedono ancora di più. Per queste, l’obiettivo della mobilità interamente elettrica rimane troppo ambizioso, troppo vicino, troppo costoso.

Il punto critico, però, non è la spaccatura in sé, comprensibile in una transizione di questa portata, ma le sue implicazioni politiche. La Germania ha giocato (e giocherà) un ruolo determinante nel convincere l’Europa a rallentare. Lo ha fatto sostenendo le ragioni di chi era in difficoltà, ma così facendo ha esposto al rischio chi aveva già scommesso sull’elettrico.

produzione auto germania
Advertisement

Le autorità pubbliche dovrebbero però prendere sul serio le aziende che hanno già investito. L’instabilità normativa, in un settore dove i cicli di sviluppo si misurano in anni, è un gran bel disincentivo strutturale.

Nel frattempo, il governo Merz in Germania prova a tenere insieme i cocci sul fronte della domanda. Da gennaio è tornato un incentivo fino a 6.000 euro per le famiglie a basso reddito, valido per elettrici e, con qualche eccezione, per alcune ibride. Un segnale, se vogliamo, di ambiguità, anche se pratico.

La Germania resta comunque, innegabilmente, il motore industriale d’Europa. Un motore che non sa ancora con quale carburante far girare il futuro.