I concessionari auto italiane: dazi elettriche cinesi, tre catastrofi per l’Italia

Ippolito Visconti Autore News Auto
Massimo Artusi, presidente di Federauto (l’associazione dei concessionari nazionali), sferra l’attacco ai dazi alle auto elettriche cinesi imposti dall’Ue. Tre catastrofi.
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Massimo Artusi, presidente di Federauto (l’associazione dei concessionari nazionali), sferra l’attacco ai dazi alle auto elettriche cinesi imposti dall’Ue. Tre catastrofi.

1) I dazi alle elettriche cinesi vanno contro i cittadini italiani. Questi saranno costretti ad acquistare a prezzi più alti prodotti con i quali l’industria europea (che ha ancora scarsità di modelli e a costi elevati) per ora non riesce a competere.

2) I dazi arricchiranno le casse dei Paesi importatori. E incoraggeranno il trasferimento della produzione di veicoli cinesi verso Paesi dove i limiti burocratici e infrastrutturali sono inferiori a quelli italiani. 

3) L’effetto più rilevante dei dazi si avrà proprio in Cina: contribuiranno ad accelerare il consolidamento e il rafforzamento dei marchi cinesi, attivando un processo di accorpamento. Entro pochi anni, meno marchi automobilistici cinesi, ma con maggiore capacità di aggredire i mercati internazionali.

Selezione artificiale darwiniana: boomerang in faccia all’Ue

Coi dazi, moriranno le Case auto cinesi deboli. Sopravvivranno le Case cinesi forti. L’esercito orientale di macchine diverrà ancora più terribile: questa selezione artificiale darwiniana è un boomerang in faccia all’Ue.

La sconfitta arriva dal passato. Anni fa, la scelta miope della trazione elettrica come unica tecnologia in grado di assicurare la sostenibilità: poco incisiva sui target ambientali, non piace e non fa bene al mercato. La prova? I numeri dell’immatricolato seguono un andamento incompatibile con gli obiettivi di legge, il che ha indotto molti costruttori a rivedere i piani di investimento. 

Gigafactory di Termoli momentaneo ko

Eclatante per l’Italia, dice Federauto, il rinvio dello sviluppo della gigafactory (o meglio battery plant) di Termoli, con il trasferimento delle risorse allo sviluppo dei motori ibridi di ultima generazione. La normativa tutta basata sul calcolo delle emissioni al terminale di scarico ignora le emissioni precedenti e successive. Serve a poco o nulla per decarbonizzare il sistema. Nell’angolino, le virtù dei carburanti a zero impronta di carbonio, come biocarburanti e Hvo: carburante sintetico prodotto da materie prime sostenibili che permette elevate prestazioni grazie ad un alto numero di cetano.

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I quattro guai dei dazi in generale

1) Adesso ci si accorge che l’opzione electric-only espone il mercato europeo all’invasione dei prodotti elettrici cinesi: si corre ai ripari con dazi aggiuntivi che non tengono conto degli investimenti già effettuati dai concessionari italiani. Peraltro, essendo i dazi limitati alle auto elettriche, non incidono sulle importazioni in Europa di veicoli cinesi ad alimentazione tradizionale: stanno colmando quote significative di un mercato che resta legato ai carburanti fossili soprattutto nella fascia bassa dalla quale i nostri costruttori, fuorviati dalla normativa, sono ormai praticamente assenti, dice Federauto.

2) I concessionari stanno assorbendo i costi di una transizione energetica tutta incentrata sui veicoli elettrici, con auto-immatricolazioni e stock invenduto che non trovano adeguate risposte.

3) Inasprire i dazi significa indurre Pechino a fare ritorsioni, esacerbando i rapporti commerciali e geopolitici, con evidenti ricadute per l’intera filiera dell’automotive che con la Cina ha legami sia come cliente (per i componenti) sia come fornitore.

4) I tre quarti dei dazi saranno incassati dal bilancio comunitario, ma del restante quarto beneficeranno i Paesi di approdo dei prodotti importati (a esempio, l’Olanda, il Belgio, la Germania e, solo in minima parte, la stessa Italia).

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