C’è qualcosa di misteriosamente romantico nel contemplare la Lancia Stratos del 2050. Non la vedremo circolare davvero, sia chiaro, ma rappresenta tutto ciò che il mondo auto moderno non è più capace di essere. Ovvero, coraggioso, folle, persino irragionevole.
La Stratos originale, quella vera, prodotta tra il 1973 e il 1975 su disegno di Marcello Gandini per Bertone, è entrata nell’immaginario collettivo come uno schiaffo alla prudenza. Una macchina che mostrava orgogliosamente la sua storia rally anche da ferma.
Da tempo, il web trabocca di render che ne immaginano revival più o meno fedeli, più o meno credibili. Alcuni flirtano con la realtà, altri la tradiscono completamente. Questo, firmato dal designer indipendente Isdesignsrl su Instagram, appartiene decisamente alla seconda categoria.

La sua Lancia Stratos “2050” è un esercizio di fantasia pura: carrozzeria bassissima e larghissima, proporzioni da hypercar, superfici scolpite come se il vento avesse preso lezioni di scultura. Il colore arancione metallizzato strizza l’occhio alla Stratos da competizione, creando quel cortocircuito emotivo tra passato glorioso e futuro improbabile.

Il frontale sfoggia una firma luminosa a LED sottilissima, con il nome Lancia integrato e un elemento verticale centrale che richiama lo scudo del marchio. Quasi commovente, se non fosse che Lancia oggi vende principalmente Ypsilon a guidatori anche abbastanza (e necessariamente) prudenti.

La fiancata presenta linee tese, passaruota carenati e cerchi aerodinamici quasi pieni. Il tetto scende fluido verso la coda, creando una silhouette compatta e aggressiva. Al posteriore, gruppi ottici geometrici e superfici affilate accentuano velocità e precisione. Nel complesso, un omaggio visionario al DNA sportivo del marchio, reinterpretato attraverso tecnologie e design da supercar del futuro.
Chissà che Stellantis non ci regali davvero qualcosa di simile. Magari in edizione limitatissima, sulla falsariga della nuova Alfa Romeo 33 Stradale o del programma BottegaFuoriserie. Oppure no. Anzi, sicuramente no. Ma intanto, su Instagram, possiamo continuare a sognare un futuro che non arriverà mai.
