L’auto elettrica farà la brutta fine dell’auto a metano

Sorretta da bonus enormi e spinte mediatiche, le BEV stanno in piedi in Europa in modo artificioso: il destino sarà quello delle vetture a gas metano.
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Vi era un’epoca in cui, specie in Italia, l’auto a metano furoreggiava. Siccome venivano rimpinzate di incentivi statali e locali, allora avevano successo. Perfino in Sardegna, dove parrebbe problematico fare il pieno di gas naturale. Si diceva che europei e italiani erano verdi, con coscienza ecologica, in quanto compravano quelle macchine. Nel settore, per fare soldi, si catapultarono tutte le Case, giustamente. All’insegna del green: sii buono con l’ambiente, acquista veicoli con la bombola.

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Poi, passata la moda, le auto a metano sono divenute zombie viventi. Analoga parabola per le elettriche in Europa: con km zero, forzature, ecobonus a pioggia, influencer interessati alla cosa, si drogano le vendite. Sommandole a quelle delle PHEV termiche ibride plug-in per barare. Possono dare tutte le batoste che vogliono all’auto a benzina e diesel, ma sarà sempre lei la principessa.

Corsi e ricorsi storici

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Sono i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico esposta nella sua opera “La Scienza Nuova” (1725-1744). L’analisi del mercato automobilistico italiano rivela una ciclicità teatrale, dove l’ascesa e la caduta delle tecnologie sono più una sapiente regia politica ed economica. Il parallelo tra l’epoca d’oro del metano e l’attuale spinta verso l’elettrico offre uno spaccato impietoso su come il concetto di scelta ecologica sia un sottoprodotto di mercati tossici.

Possedere un’auto a metano significava appartenere a una classe di cittadini consapevoli, pionieri di una transizione che prometteva aria pulita e indipendenza dai cartelli petroliferi. Come oggi con le BEV. I contributi all’acquisto rendevano queste vetture appetibili. C’era il sacrificio di spazio nel bagagliaio per ospitare le ingombranti bombole. Ma vuoi mettere il piacere del risparmio in concessionaria e al distributore?

I numeri farlocchi sulle colonnine

Un secondo trucchetto per aggirare il problema è sparare numeri sulle colonnine che non stanno né in cielo né in Terra. Bisogna sottrarre quelle non collegate alla rete, che fanno le belle statuine. Poi vanno tolte quelle coi cavi tranciati dai criminali, ladri di rame. Quindi si eliminano le stazioni vandalizzate, vecchie, ko per questioni tecniche. Il consumatore medio non ha tempo per baloccarsi con l’auto elettrica: produce, lavora, fa il pieno di benzina e gasolio e torna a rendere. O va a divertirsi. Comunque sia, rovinarsi l’esistenza per una colonnina non è il caso. 

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Perdipiù, il costo dell’energia elettrica sale drammaticamente, da quando l’UE non compra più il gas low price dalla Russia, divenendo dipendente del GNL di bassa qualità e molto più caro degli USA.  Altro che pieno elettrico conveniente: qui ogni rifornimento delle BEV è da panico.

auto elettrica in ricarica

Le condizioni abilitanti in Cina

Situazione diversa in Cina: 20 milioni di punti di ricarica, +50% sul 2024, stazioni veloci, zero vandalismi. I signori ladri di oro rosso sono trattati come il buon senso impone fra normative per la prevenzione e quelle per la repressione.  A dimostrazione che non è l’oggetto BEV a essere in discussione (un gioiello di tecnologia), ma la mancanza di infrastrutture. Prima l’ecosistema in stile Tesla Supercharger, poi il veicolo. Non l’inverso, come ben sa il consumatore, unico sovrano del mercato, nonostante il dirigismo di certa politica UE.