Stellantis Cassino, un’altra pausa: il piano industriale di maggio sarà provvidenziale

Lo stabilimento Stellantis di Cassino si ferma ancora due giorni. Sindacati in pressing, 60 posti salvati, ma il futuro resta senza risposte.
stellantis cassino

Cassino si ferma, di nuovo. I reparti di lastratura, verniciatura e montaggio dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano resteranno chiusi oggi e domani, aggiungendo altri due giorni a un anno che di soste ne ha già accumulate troppe. Non è una novità, e questo è esattamente il dramma.

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I numeri del 2025 già pesano tantissimo: vetture prodotte in calo, giornate lavorate ridotte, un impianto che gira a singhiozzo in un territorio che su quella fabbrica ha costruito per decenni una parte consistente della propria identità economica. Cassino non è uno stabilimento qualunque. È uno dei poli industriali più rilevanti del Sud del Lazio, e ogni stop che si somma all’altro è una crepa nel muro di un’intera area.

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In questo quadro c’è una notizia che si può leggere come un mezzo sollievo: 60 posti di lavoro nell’indotto sono stati salvati. Le parti sociali lo accolgono con favore, ma sanno bene che non basta. La vera partita si gioca altrove, e parliamo del nuovo piano industriale Stellantis, atteso entro fine mese.

Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Un appuntamento che i sindacati seguiranno con grande attenzione. Le richieste sul tavolo sono concrete: quali modelli verranno assegnati a Cassino, con quali volumi, con quali investimenti.

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Nel frattempo filtrano indiscrezioni su possibili investitori stranieri interessati allo stabilimento frusinate, con nomi che arrivano dall’Asia. Non poteva essere altrimenti, verrebbe da dire. I sindacati non sbattono la porta in faccia a nessun capitale, ma pongono una condizione chiara: qualunque scelta deve passare dal confronto con i rappresentanti dei lavoratori e inserirsi in un progetto di rilancio credibile. D’altronde, il rischio vero, a Cassino, non è il fermo di questa settimana. È abituarsi all’idea che fermarsi sia diventato normale.