Tre settimane di fila senza che la linea giri. A Mirafiori la carrozzeria si ferma ancora, e il calendario somiglia sempre più a un conto alla rovescia. Stellantis ha aggiunto un’altra settimana di cassa integrazione, dal 2 al 6 novembre, alle due già messe in conto fino al 30 ottobre, fanno tre consecutive. Per lo stabilimento torinese significa produzione ferma, buste paga più magre e un indotto che trattiene il fiato.
La spiegazione ufficiale è la mancanza di materiali. Una carenza di forniture, di quelle che capitano. La Fiom di Torino però non ci crede, o almeno non abbastanza. Per Edi Lazzi, segretario generale, e Gianni Mannori, rappresentante sindacale per Mirafiori, il vero problema sono le vendite.

Oggi a Mirafiori si costruisce la 500, nelle versioni ibrida ed elettrica, e basta. Una sola famiglia di modelli a reggere un’intera fabbrica, e appena il mercato si distrae, lo stabilimento si siede. Da qui la richiesta, ormai ripetuta come un mantra: un secondo modello da affiancare alla piccola di casa, per far salire i volumi e dare continuità alle linee.
Intanto il conto lo pagano altri. I lavoratori, prima di tutto, con il reddito ridotto. Poi le aziende della componentistica e della logistica, i cui ordini dipendono dal fatto che la carrozzeria produca davvero. La Fiom guarda con particolare timore ai lavoratori somministrati e teme ripercussioni sull’occupazione quando gli ammortizzatori sociali si esauriranno.
Sul tavolo c’è poi l’energia. Stellantis lega il rafforzamento delle attività in Italia alla possibilità di ridurne i costi, e sottolinea il divario con gli altri Paesi europei. Il tema si intreccia con le discussioni sulle future assegnazioni produttive e sulle condizioni per portare nuove attività a Torino.
Lazzi e Mannori chiamano in causa Governo, Regione Piemonte e Città di Torino, chiedendo misure concrete sul fronte industriale ed energetico. Il sindacato ha annunciato iniziative per ottenere un nuovo modello e una nuova linea produttiva, e chiede la tutela dei posti di lavoro anche nelle imprese della filiera piemontese.
