Cent’anni di Tridente non si festeggiano solo con i gala e le retrospettive di rito (com’è giusto per un nome storico di questo spessore). Si festeggiano cercando di capire dove va un marchio come Maserati che porta addosso una storia difficile da reggere e un presente non meno complicato.
Alla partenza della 1000 Miglia 2026, il CEO Maserati Santo Ficili ha scelto il momento giusto per tracciare una rotta. Non una svolta epocale, più una dichiarazione di metodo. Il legame con Modena, con la Motor Valley, con tutto quel patrimonio tecnico ed emotivo costruito in un secolo, resta il punto fermo attorno a cui ruota qualsiasi ragionamento strategico. “Significa proiettarsi nel futuro senza dimenticare quelle che sono le nostre origini, che sono uniche al mondo”, ha detto Ficili.

Sul piano dei prodotti, la direzione è quella della flessibilità, parola che nel caso di Maserati ha un senso preciso. Il progetto Folgore avanza con le versioni elettriche di Grecale, GranTurismo e GranCabrio. Allo stesso tempo il V6 Nettuno non viene archiviato, anzi è destinato a evolvere per rispettare le normative future. Nel lusso, più che altrove, obbligare il cliente a una scelta unica è il modo più rapido per perderlo. “Per me l’importante è stare vicino al cliente”, ha sottolineato Ficili. Maserati non può permettersi né di ignorare l’elettrico né di svendere il carattere che l’ha resa quello che è.
C’è poi la questione del futuro del marchio all’interno di Stellantis. Si era parlato di tutto, da un riavvicinamento a Ferrari fino a cessioni a gruppi esterni, anche cinesi. Ficili ha chiuso il dossier con una frase sola: “Maserati è l’unico marchio nel lusso all’interno di Stellantis”. Punto.

La sfida vera, però, arriva adesso. Tenere insieme radici italiane, elettrificazione, un V6 da affinare e un posizionamento nel lusso globale è un equilibrio che molti marchi hanno provato a trovare, pochi ci sono riusciti davvero. Maserati ha il vantaggio del nome e il peso della storia.
