Ci sono marchi che sembrano immuni al tempo. Maserati potrebbe essere tranquillamente uno di questi. Il nome, la storia, il Tridente restano intatti nell’immaginario collettivo. Eppure oggi il marchio modenese sta vivendo una delle fasi più delicate della sua esistenza: risultati commerciali disastrosi, un piano di rilancio che non ha ancora portato a compimento le promesse e un futuro che, ancora una volta, passa dalle mani di Stellantis.
I numeri non lasciano spazio a interpretazioni romantiche. Nel 2025 Maserati ha immatricolato nel mondo appena 7.800 vetture. Per capirci, nel 2023 erano 26.600, nel 2024 erano già scese a 11.300. In due anni il crollo è stato verticale, un ritorno ai livelli più fragili della sua storia recente.

La mossa di Stellantis di nominare Eric Courtioux direttore di Maserati West Europe è un segnale chiaro: il gruppo non vuole mollare il brand, soprattutto in Europa e in Italia, dove il Tridente conserva un peso simbolico enorme. Ma cambiare un nome al vertice non basta a invertire una tendenza così profonda.
Il nodo è l’identità commerciale. Maserati vuole restare lusso puro, ma si trova schiacciata tra l’heritage da difendere e rivali tedeschi solidissimi, oltre a nuovi costruttori che spingono forte sull’elettrico e sulla tecnologia. La gamma attuale non manca di fascino: Grecale, GranTurismo, GranCabrio, le varianti Folgore e le creature estreme come GT2 Stradale e MCXtrema. Il problema non è la mancanza di appeal, ma la difficoltà a trasformarlo in vendite.

Tutto ora è sospeso in attesa del piano che Antonio Filosa presenterà nel 2026. Fino ad allora Maserati resta in bilico tra il peso della sua leggenda e la necessità urgente di ritrovare una direzione netta. Perché il Tridente, oggi più che mai, non ha bisogno solo di una strategia. Ha bisogno di una visione che la possa portare a occupare il posto che merita.
