I prezzi delle auto elettriche crolleranno? No alla favola europea 

Il costo degli accumulatori agli ioni di litio voleranno nel 2026: questo avrà ricadute negative per per i listini delle auto elettriche.
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Va in pezzi la favoletta sull’inarrestabile crollo dei prezzi delle batterie al litio, col costo delle auto elettriche che scendono e con le Gigafactory europee che vanno a mille. Come sempre, chi fa queste stime sbaglia di brutto, così come si sono rivelate sballate le previsioni sulle vendite eccezionali BEV in Europa.

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Questione IVA

Per anni, il governo di Pechino ha sostenuto la propria egemonia globale rimborsando agli esportatori di batterie il 13% dell’IVA. Questa misura ha permesso a colossi come CATL e BYD di inondare i mercati occidentali con prezzi che i produttori locali non potevano nemmeno sognare di pareggiare. Tuttavia, il quadro è cambiato radicalmente a gennaio 2026. Il ministero delle Finanze cinese ha annunciato la riduzione del rimborso dal 9% al 6%, con decorrenza 1° aprile 2026. La misura prevede l’eliminazione totale di qualsiasi rimborso fiscale a partire dal 1° gennaio 2027.

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Per un produttore di celle, perdere il 3% di margine in un mercato già saturo significa dover traslare immediatamente il costo sul cliente finale. Il mercato delle materie prime ha ripreso a correre. Dopo un 2024 e un 2025 di relativa stabilità, il 2026 vede il ritorno di una domanda che l’offerta non riesce a soddisfare.

Componenti, sono guai

Il carbonato di litio, cuore pulsante delle batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato), ha registrato balzi record. A gennaio 2026, i contratti futures sul Guangzhou Futures Exchange hanno toccato il limite giornaliero del +9%, raggiungendo i livelli massimi dalla fine del 2023.

Un componente spesso ignorato ma fondamentale è l’esafluorofosfato di litio, il sale conduttore negli elettroliti. In soli due mesi, il suo prezzo è passato da 7.800 a 17.000 dollari la tonnellata (+118%). Senza questo sale, le batterie non funzionano; con questi prezzi, le batterie non sono più economiche.

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I fornitori cinesi hanno smesso di assorbire i costi. Aziende come Hunan Yuneng New Energy (fornitore chiave di CATL) hanno annunciato che, dall’inizio del 2026, le commissioni di lavorazione per l’intera gamma di prodotti LFP aumenteranno drasticamente. Dejia Energy ha già ufficializzato un aumento del 15% sui prezzi di vendita delle batterie. Le celle LFP, che oggi rappresentano oltre l’80% della capacità installata nel mercato cinese, sono le più colpite poiché la loro convenienza era basata proprio sulla stabilità dei prezzi dei materiali ferrosi e sul supporto fiscale, entrambi ora in crisi.

ricarica auto elettrica

La svolta di Pechino

Perché la Cina sta tagliando i sussidi ai propri campioni nazionali? La risposta risiede nel termine “Anti-Involution”. Pechino vuole fermare la guerra fratricida sui prezzi che ha distrutto i margini dei produttori interni.

Siccome l’UE dipende dalla Cina per le batterie, allora le auto elettriche non vedranno i listini scendere. Idem la ricarica, in quanto il prezzo dell’energia vola. E così, tutta la narrativa sull’auto elettrica che costa poco e che con costi di gestione ridotti si smaterializza. Il tutto mentre l’invasione delle famigerate Gigafactory europee resta solo sulla carta: se la domanda di BEV europee è bassissima, produrre batterie risulta del tutto inutile. Gli spiccioli per le fabbriche di accumulatori non serviranno a niente.