Se n’è parlato, si sospettava un’evoluzione simile nel destino del Tridente. Antonio Filosa, alla fine, in Parlamento, ha detto la cosa che tutti aspettavano e nessuno voleva sentire fino in fondo. Maserati non si vende, ma qualcuno entrerà in casa.
L’amministratore delegato di Stellantis ha confermato che sono in corso trattative con due potenziali partner industriali, e che la decisione arriverà a breve. Il marchio resta nel gruppo, ma si apre, inevitabilmente, viste le difficoltà, a una collaborazione che porti tecnologia, sviluppo e idee fresche, anche per sostenere la produzione negli stabilimenti di Modena e Cassino.

Il contesto non aiuta. All’Investor Day Stellantis aveva annunciato una raffica di nuovi modelli, lasciando Maserati ai margini del discorso. Una scelta che aveva acceso più di un dubbio, considerando le vendite in affanno e una gamma che fatica a competere nel segmento luxury globale. Filosa ha provato a rassicurare, ribadendo che il Tridente resta un marchio di lusso puro, con clientela e eredità che nessun altro brand del gruppo può vantare. Ha anche promesso una “conversazione a parte” a dicembre, quando (a quanto pare) arriveranno dettagli più concreti.
Qualche indizio, intanto, è già emerso sotto forma di teli, quelli che coprono malamente due nuovi modelli: un crossover di grandi dimensioni, probabile erede della Levante, e una silhouette più bassa e filante che potrebbe essere una sportiva, una gran turismo o addirittura una coupé a quattro porte. Entrambi attesi entro il 2030, ad affiancare le versioni appena rinnovate di GranTurismo, GranCabrio e Grecale.

Sul fronte partner, nessun nome ufficiale, ma le indiscrezioni cinesi circolano da tempo. Si parla di Huawei e JAC per le tecnologie sulle nuove energie, e di un progetto gemello tra il Maextro cinese e un Maserati per il mercato globale. Stellantis, per ora, non commenta.
La strada è già tracciata: Maserati dovrà crescere restando italiana, ma senza più potersi permettere di restare sola. Innovare senza perdere identità, aumentare i volumi senza svendere il lusso, trovare tecnologia senza diventare un “marchio in affitto”.
