Un anno di NASpI, con il telefono che non squilla. A Melfi la storia di un ex addetto alla logistica Stellantis, che lavorava nell’orbita della Sit Rail, è fatta di candidature spedite a raffica e risposte che non arrivano. La testimonianza l’ha raccolta Basilicata24, e non è un caso isolato. l’ex operaio parla anche per diversi ex colleghi finiti nella stessa situazione dopo i licenziamenti.
Vive grazie alla NASpI da dodici mesi. Quando riesce, la integra con lavoretti saltuari e di breve durata. Il resto è attesa, quella di una chiamata qualsiasi, magari da un’agenzia per il lavoro a cui ha già mandato il curriculum. Pesa sul portafoglio, pesa sull’umore, e il senso di incertezza non si scrolla via.
Prima dei licenziamenti, racconta, negli incontri con i sindacati al tavolo si era parlato di un “bacino di prelazione”. Sulla carta, un elenco di nomi e competenze a cui attingere in caso di nuovi investimenti nell’area industriale. Per chi aveva perso il posto nell’indotto di Melfi sembrava una scialuppa. Il verdetto di oggi è lapidario, dato che “non si è mosso niente”.
Nemmeno la formazione regionale ha cambiato le carte in tavola. Corsi per idraulici ed elettricisti, qualifiche in tasca e zero sbocchi concreti. A completare il quadro ci sarebbero gli impegni (ancora solo carta) attribuiti all’esponente regionale Cupparo, risalenti all’inizio del 2026, per ricollocare i lavoratori espulsi dalla filiera Stellantis.

Intanto il calendario corre e la scadenza della NASpI si avvicina. L’ex dipendente guarda con apprensione anche all’insourcing voluto da Stellantis, che internalizza attività prima affidate a fornitori esterni e riduce lo spazio per chi veniva da lì. Rientrare in fabbrica o nella sua orbita, di questo passo, somiglia sempre più a un miraggio.
Le speranze si spostano così su nuovi investimenti e sulla riconversione della filiera. Tra le righe, si pensa a un’ipotesi che fa discutere: l’arrivo di investitori cinesi. “Se arrivano i cinesi qualcosa si potrebbe muovere”, dice, vedendoci un possibile spiraglio per l’occupazione a San Nicola di Melfi.
La richiesta, in fondo, è semplice. Che formazione, impegni e piani di rilancio diventino lavoro vero e restituiscano un futuro alle famiglie coinvolte. Nel frattempo a Melfi si aspetta, e se a bussare dovesse essere Pechino, a Roma potrebbero finalmente sentire il campanello.
