Le norme di attuazione dell’Unione Europea relative al Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) possono fare male all’automotive europeo: siccome l’UE estende la carbon tax alle auto e ai componenti, c’è il rischio ritorsione di Pechino. Che ha in mano batterie per vetture elettriche e PHEV, terre rare e semiconduttori semplici. Se il Celeste Impero chiude il rubinetto, l’industria dei veicoli UE si trova in ginocchio.
Auto UE, un quadretto non proprio idilliaco
Così, l’Europa avrebbe la disoccupazione dilagante da auto elettrica imposta, il costo dell’energia stellare per il mancato acquisto del gas russo, i soldi da dare all’Ucraina per la guerra di Kiev e la ritorsione cinese su batterie, terre rare e semiconduttori. Niente male. Il tutto aggravato dalle tensioni per i dazi UE anti elettriche Made in China.
Sistema di scambio complicato
Il ministero del Commercio cinese ha pronta la reazione mentre l’UE sta definendo le metodologie di calcolo. L’UE ha introdotto il CBAM per allineare il costo del carbonio dei prodotti importati con il sistema interno di tariffazione del carbonio del blocco, nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS). Dopo un periodo transitorio di rendicontazione, il meccanismo si sta muovendo verso requisiti di adeguamento finanziario in base ai quali gli importatori devono acquistare certificati CBAM corrispondenti alle emissioni di carbonio incorporate nei prodotti coperti.
Auto: la Cina accusa l’UE
Per il Dragone, i valori predefiniti applicati ai prodotti cinesi sono molto più alti rispetto ai livelli medi di emissione attuali della Cina e sono destinati ad aumentare ulteriormente nei prossimi tre anni. Ha affermato che questo approccio non riflette le reali condizioni industriali della Cina né la sua traiettoria di riduzione delle emissioni.
Per l’industria automobilistica, lo sviluppo più rilevante è la proposta dell’UE di estendere la copertura del CBAM a partire dal 2028 per includere i prodotti a valle che fanno un uso intensivo di acciaio e alluminio. Questi prodotti comprendono attrezzature meccaniche, automobili, componenti automobilistici ed elettrodomestici. Se adottata, l’espansione estenderebbe il CBAM oltre le materie prime come l’acciaio e l’alluminio, includendo veicoli finiti e componenti esportati verso l’UE.

Tutto più complesso
Tale espansione aumenterebbe i requisiti di conformità per le Case automobilistiche e i fornitori cinesi, in particolare per quanto riguarda la contabilizzazione del carbonio nell’intero ciclo di vita, la divulgazione dei dati sulle emissioni e la verifica da parte di terzi. Secondo le regole del CBAM, i valori predefiniti di intensità di carbonio possono essere applicati quando le aziende non sono in grado di fornire dati sulle emissioni riconosciuti, il che potrebbe influenzare la struttura dei costi per gli esportatori che puntano al mercato europeo.
Per il Regno di Mezzo, l’attuale struttura del CBAM eccede gli obiettivi della politica climatica e potrebbe aumentare i costi di conformità per le economie in via di sviluppo impegnate nelle catene di produzione e fornitura globali. Il meccanismo diventerà un fattore normativo sempre più importante per i produttori cinesi, soprattutto perché la trasparenza e la verifica dell’impronta di carbonio diventano centrali nel commercio automobilistico transfrontaliero.
Automotive e aziende manifatturiere: occhio all’inferno
Meccanica e Macchinari: le aziende manifatturiere italiane, eccellenze mondiali, rischiano di trovarsi come in un sandwich. Sopra: i costi delle materie prime più alti a causa della tassa sul carbonio. Sotto: i mercati di sbocco cinesi più difficili da penetrare. Al centro, l’UE. Occhio al rischio sistemico legato a una guerra commerciale ancora più grave che potrebbe frenare gli investimenti industriali, anche nel settore auto. Non ci si stupisca poi della fuga dei Gruppi auto verso gli USA.
