Cassino non riparte. Altra settimana di stop, dal 19 al 23 ottobre, con lastratura, verniciatura, montaggio e aree collegate spenti. A presidiare lo stabilimento resta solo il personale della cosiddetta “fabbrica 0”, che a questo punto somiglia più a un presidio che a una fabbrica.
L’incontro romano tra Stellantis e sindacati doveva portare risposte. Ha portato una data: entro fine anno si saprà qualcosa su Cassino e Termoli. Il progetto Maserati, quello che da mesi aleggia sullo stabilimento laziale, resta sospeso nel limbo.

A Melfi il problema è un altro, ma la richiesta ha lo stesso sapore. Fim, Uilm, Fismic e Uglm chiedono che i nuovi modelli diventino volumi veri, non annunci da conferenza stampa, soprattutto con il debutto di una nuova Alfa Romeo ormai vicino. Per i sindacati servono motori competitivi, costruiti in Italia, capaci di rendere le auto più appetibili e di svuotare progressivamente la cassa integrazione. La ripresa, avvertono, deve contagiare anche fornitori e logistica, che le difficoltà le stanno già pagando care.
C’è poi la bolletta, l’elefante in ogni capannone. I sindacati chiedono a Bruxelles e a Roma regole chiare e interventi strutturali sui costi dell’energia entro il 31 dicembre. Il timore è che sanzioni normative e oneri economici trasformino il recupero di competitività in una corsa con le zavorre.
Mirafiori, intanto, tira il freno a mano a rate: cassa integrazione con due settimane di fermo al mese. La produzione di fine anno dovrebbe attestarsi intorno ai 60.000 veicoli, contro i 100.000 annunciati in partenza. Quarantamila auto di differenza non sono esattamente un arrotondamento.
La Fim-Cisl rilancia e chiede un secondo modello per il grande mercato da assegnare a Torino. Stellantis non dice no, la possibilità è concreta, ma a patto che le condizioni economiche migliorino, energia in testa. Il gruppo rivendica comunque un taglio complessivo del 30% degli ammortizzatori sociali rispetto al 2025.

Su Termoli, Stefano Boschini, coordinatore nazionale della Fim-Cisl, chiede un piano industriale ben definito per proteggere occupazione diretta e filiera. Qualche segnale migliore arriva da Pratola Serra, dove è in test un nuovo diesel destinato al futuro Ducato, con possibili ricadute positive anche per la Teksid. A Pomigliano, invece, gli occhi sono puntati sui nuovi modelli elettrici in arrivo.
A Cassino, come anticipato, una settimana in più di fermo, nessuna data di ripartenza, e linee di assemblaggio che aspettano, come i lavoratori.
