Vendite auto Italia 2025: allocazione amministrata coi privati ko

In UE, le scelte del consumatore sono condizionate dalle norme: in Italia, siamo a una allocazione amministrata. Coi privati in ginocchio.
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Drammatico 2025 per l’automotive UE, caratterizzata da fabbriche che chiudono in nome dell’auto elettrica imposta dall’alto: siccome le scelte del consumatore sono condizionate dai regolamenti, in Italia non ha più senso parlare di mercato libero al 100%, ma di allocazione amministrata. Coi privati in ginocchio in via d’estinzione. Le famiglie hanno perso 4,2 punti al 53,8%. Stanno alla larga dalle concessionarie, dove trovano vetture elettriche costosissime. E macchine a benzina o diesel dai listini pesantissimi. Ecco perché ripiegano sull’usato, diventato a sua volta carissimo.

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Auto km zero, che caos

Le autoimmatricolazioni nell’ultimo mese dell’anno segnano un incremento, all’11,3% di share (+0,3 p.p.), e recuperano mezzo punto nell’intero 2025, all’11,8% del totale: sono le km zero. Vetture per raggiungere i target di vendita e per evitare multe UE troppo gravose. Un mercato dopato da elementi esterni che lo rendono una gestione amministrata. L’italiano sogna l’auto a benzina e diesel pratica e concreta, ma fronteggia l’incubo dell’elettrico. Associato a un’inflazione terribile e al boom delle bollette.

Noleggio a lungo termine: situazione confusa

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Le Case puntano sugli acquisti delle società di noleggio a lungo termine, che cresce a doppia cifra nel mese, salendo al 21,5% di quota (+2,2 p.p.) e archivia il 2025 al 22,7% di share (+2,8 p.p.), per un incremento delle Captive di oltre un  terzo del mercato, a fronte di un calo delle società Top. Tradotto, le compagnie dei Gruppi auto comprano le auto fatte dalle fabbriche di quei Gruppi.  Il noleggio a breve termine segna un forte incremento nel mese (al 4,0%, +1,6 p.p.), chiudendo al 5,8% nell’intero 2025 (rispetto al 5,0% del 2024). In tutto questo, la Cina si adegua puntando forte su benzina e PHEV.

Privato: soggetto passivo

In questo scenario, il consumatore privato non è più il protagonista che orienta l’offerta, ma un soggetto passivo, spesso impossibilitato a partecipare a un gioco i cui gettoni del casinò sono irraggiungibili. Questo declino non è figlio di una disaffezione verso l’auto, ma di una palese insostenibilità economica. Il risultato è una classe media che preferisce tenere la vecchia macchina contribuendo all’invecchiamento del parco circolante: zero debiti per un bene che percepisce come imposto e tecnologicamente acerbo per le infrastrutture nazionali. Un fardello terribile per le concessionarie, coi piazzali pieni di queste macchine km zero. Abbiamo e avremo un parco auto circolante sempre più vecchio, pericoloso e inquinante.

elettrica in ricarica

Se ne riparla sul medio periodo

Il sistema alterato da km zero e noleggio regge sul breve periodo per forza di cose. Sul medio e sul lungo c’è un gigantesco punto di domanda. Inevitabile che si guardi agli USA come terra della libertà del motore a benzina per fare profitto. In quanto alla presunta apertura UE col passaggio dal taglio del 100% della CO2 al 90%, trattasi di bluff. La palla passa al Parlamento europeo: qui si gioca la partita dell’industria automotive europea del 2026.

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Il 2025 si chiude con un bilancio socialmente e strutturalmente fragile. La dipendenza dai canali business e dalle autoimmatricolazioni nasconde una ferita profonda nel rapporto tra l’auto e gli italiani. Il 2019 pre Covid viene descritto dagli eco appassionati come un termine di paragone inaccettabile: si deve vivere nelle tenebre del tunnel imposto dai green.