Audi vuole costruire in Georgia una fabbrica da 200.000 auto l’anno. A Ingolstadt e Neckarsulm qualcuno ha già iniziato a sudare freddo. Per ora, però, c’è più rumore che sostanza.
Il sito è il Middle Georgia Mega Site, nella contea di Peach. L’annuncio è arrivato tra il 24 e il 25 ottobre 2026, con un investimento dichiarato di 4 miliardi di dollari. Poi è arrivata la frenata, dato che il Gruppo Volkswagen precisa che tutto resta subordinato all’ok delle autorità competenti.

Il calendario è lungo. Le autorità georgiane parlano di 2027 e 2028 per la fase di avvio del programma, mentre la produzione vera e propria è attesa nel 2031.
Audi è l’unica dei tedeschi premium a non avere un grande stabilimento americano. BMW ha Spartanburg, in Carolina del Sud, Mercedes fa SUV a Tuscaloosa, in Alabama. Ingolstadt, intanto, si accontenta di spedire: la Q5 arriva dal Messico, da San José Chiapa, e gli altri modelli per gli Stati Uniti attraversano l’Atlantico.

Ogni giro di vite tariffario diventa così un problema di bilancio. Produrre in Georgia ridurrebbe la dipendenza dall’import, anche se i componenti esteri resterebbero comunque soggetti a dazi.
Inoltre, Audi parla di SUV premium pensati per i clienti nordamericani, senza modelli, motori o volumi. Q7, Q8 e Q9 sono i candidati più logici, visto quanto pesano i grossi SUV da quelle parti, ma nessuna assegnazione è confermata.
I 200.000 esemplari, poi, sono una capacità, non un obiettivo garantito. Non coincidono con i volumi che traslocherebbero dall’Europa: lo stabilimento potrebbe ospitare anche modelli sviluppati apposta per il mercato nordamericano.
Quanto all’Europa, il 25 ottobre Audi ha ribadito che Germania ed Europa restano il fondamento industriale e tecnologico del marchio. Nessun trasloco di modelli è stato annunciato, nessuna comunicazione su tagli di capacità o ripercussioni per i clienti europei è legata a questo progetto.
Se un SUV oggi costruito in Europa per gli americani finisse in Georgia, i suoi volumi europei potrebbero ridursi. Se invece arrivassero modelli nuovi, solo per il Nord America, l’effetto sarebbe di segno opposto. Tutto dipende da chi avrà la targa «Made in Georgia».
