Prima del Green Deal auto elettrica imposto dalla Germania nell’UE, l’auto termica europea era regina del design e dell’emozione: spesso, si comprava la macchina a benzina o diesel per ottenere un oggetto che rappresentasse uno status symbol e fosse al contempo pratico e funzionale. Adesso, col suicidio industriale del Vecchio Continente che impone a se stesso l’elettrico dietro pressione delle lobby verdi, l’auto cinese è status symbol. Il Dragone prevale grazie alle tecnologie di bordo, passando all’incasso senza colpo ferire, profittando degli errori madornali di Bruxelles.
Xpeng P7+: il salto quantico
Un simbolo di tutto questo è la Xpeng P7+: ottiene metà della propria forza innovativa attraverso sviluppi legati alla guida autonoma di livello 2+. Sistemi avanzati di assistenza alla guida come Xpilot supportano il conducente. Abbiamo l’intrattenimento immersivo: schermi OLED che coprono l’intera plancia, sistemi di karaoke integrati, console per videogiochi e audio con decine di altoparlanti. Sedili con massaggi a pietra calda, diffusori di fragranze personalizzate e modalità “relax” che trasformano l’abitacolo in una zona notte.
Dalla Cina con intelligenza
L’auto elettrica cinese è estensione del proprio carattere, nonché sorgente di emozioni. Un riflesso della personalità. Non può farlo con le linee della carrozzeria, in quanto attorno a una batteria è difficile andare troppo di fantasia e creatività occidentale. Il mezzo a corrente viene infarcito, con estrema sapienza, di infinite novità tecnologiche di ogni genere, perlopiù a beneficio del comfort.
La Cina è stata troppo intelligente a trasferire quel modo di muoversi in Europa. Da loro, l’infrastruttura autostradale prevede intasamenti e code a più non posso: sicché, si desidera stare stare seduti in un salotto ultra tecnologico.
Mike Tyson dalle boxe al taglio e cucito
Quello che un tempo era il rombo di un dodici cilindri o lo scatto millimetrico di un cambio manuale tedesco, oggi è stato sostituito dal silenzio ovattato di un abitacolo che è una suite di lusso. L’Europa, cullata per un secolo nel mito della meccanica perfetta, ha firmato la propria condanna nel momento in cui ha accettato di giocare su un campo da gioco non suo: quello del software e dell’elettronica di consumo. Era Mike Tyson che faceva a cazzotti su un ring; è divenuto Mike Tyson che gareggia in un torneo di taglio e cucito online contro un’adolescente di Shenzhen.
In questo scenario, l’auto cinese non è più l’alternativa economica o la copia sbiadita dei modelli occidentali; è diventata il nuovo metro di paragone dello status, un oggetto del desiderio che parla il linguaggio della modernità digitale mentre l’Europa arranca nel tentativo di elettrificare vecchi concetti ormai superati.

Italia, che batosta
Per decenni, guidare una berlina di Stoccarda o una sportiva modenese significava possedere il vertice dell’ingegno umano applicato alla termodinamica. Era uno status symbol analogico. L’Italia rappresentava il cuore pulsante della creatività e del genio applicato ai motori a combustibile. Adesso, marchi come BYD, NIO e Zeekr offrono ecosistemi fluidi come quelli di uno smartphone di ultima generazione. Di certo, la proposta di passare dal 100% al 90% di taglio CO2 nel 2035 fa il solletico al Dragone. La soluzione è eliminare il ban termico e ripristinare la libertà di vendere e comprare.
