La libertà di vendere e comprare auto contro i dogmi dell’elettrico

Il ban termico UE 2035 non funziona perché solo il mercato e il consumatore possono decidere: improponibili i paragoni col divieto di amianto.
auto benzina elettrica auto benzina elettrica

I verdi, per fare bella figura nel salotto con le signore anziane mentre sorseggiano un tè, dicono che il ban termico UE 2035 è sacrosanto. La loro tesi è che le norme europee hanno vietato clorofluorocarburi e amianto, facendo del bene all’umanità: analogamente, bisogna vietare le auto a benzina e diesel, puntando sulle elettriche. È un paragone improponibile.

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Per iniziare, la Commissione UE ha già fatto una parziale retromarcia, perché il ban non funziona. Inoltre, la produzione di batterie agli ioni di litio richiede minerali critici la cui estrazione ha costi ambientali altissimi. L’estrazione del litio richiede quantità enormi di acqua (2 milioni di litri per tonnellata di litio). La raffinazione delle terre rare produce scarti tossici e talvolta radioattivi, che possono contaminare le falde acquifere se non gestiti correttamente.

Il ciclo vita stranamente dimenticato

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Le batterie sono composte da un mix chimico complesso. Durante lo smaltimento, i rischi di rilascio di metalli pesanti e sostanze tossiche nell’ambiente sono elevatissimi. Il processo di riciclo è attualmente costoso e richiede molta energia. Sebbene la tecnologia stia migliorando, non esiste ancora un’infrastruttura globale capace di gestire il volume di batterie che andranno “fuori corso” nei prossimi decenni.

L’energia elettrica viene prodotta perlopiù bruciando carbone o gas. Pertanto, l’auto elettrica non fa altro che spostare l’inquinamento dalla marmitta alla ciminiera della centrale elettrica. Il bilancio carbonico nel ciclo vita è drammatico. Infatti, la Commissione UE insiste sulla CO2 allo scarico. 

Paralleli che non stanno in piedi

L’amianto è un cancerogeno diretto per chiunque vi entri in contatto. I CFC avevano sostituti quasi immediati e non strutturali per l’economia globale. L’auto termica è invece il pilastro della mobilità e della logistica mondiale; vietarla senza un’alternativa è sbagliato. Il mercato non è un’entità astratta, ma l’insieme di milioni di persone che decidono come spendere il frutto del proprio lavoro in base alle proprie necessità specifiche (chilometraggio, disponibilità di ricarica, budget).

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Quando lo Stato impone una tecnologia unica (l’elettrico a batteria), sta assumendo di avere più informazioni di tutto il mercato messo insieme. Questo ha portato a enormi sprechi di capitale. Siccome le BEV non le fila nessuno fra i privati, ecco la soluzione dei dinosauri: imporre le flotte green. Un dirigismo dal sapore sovietico. Ieri erano le multe alle Case auto troppo inquinanti. In futuro, nel mirino ci finisce la domanda, ossia gli Stati. Che dovranno imporre alle grandi aziende un parco auto verde. Dal momento che la domanda privata si indirizza verso benzina e gasolio, si cerca di mettere nel mirino le società.

Libertà, una parola meravigliosa

La libertà è la possibilità per un operaio di andare al lavoro senza dover spendere tre anni di stipendio per una vettura imposta dall’alto. Innanzi a un tè con le vecchiette che annuiscono, è facile parlare della disoccupazione altrui. Passare forzatamente ed esclusivamente all’elettrico nel 2035 rischia di consegnare l’intera filiera industriale europea alla Cina, che detiene il monopolio sulle terre rare e sulle batterie.

auto elettriche cinesi

Auto elettrica senza ecosistema adeguato

Stendiamo un velo pietoso sui viaggi in auto elettrica documentati dai green in Norvegia e Paesi Bassi, nazioni stracolme di colonnine veloci: i veri viaggi della speranza in elettrico vanno fatti in Italia e in altri Paesi dove le stazioni sono poche e lente. Serve un minimo di aderenza alla realtà. Non è in discussione l’oggetto (l’auto elettrica resta un gioiello tecnologico), ma l’ecosistema assieme al costo dell’energia elettrica.